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Il Sogno del Deforme

E corsi via.

Con il pianto negli occhi, la furia nel cuore, un lungo grido sulle labbra. Il dolore paralizza, la disperazione mette le ali. Ali di pazzia che fanno volare i pensieri più pesanti.

Il riflesso. Avevo visto la mia immagine malfatta. Mi ricordai perché avevo bandito gli specchi, mi ricordai perché non faccio festa all’anniversario della mia nascita. Mi ricordai anche che sopportavo la vista del mio aspetto deforme, un tempo. Finché non incontrai altri, essi finsero normalità e fu per credere a quella menzogna che celai la verità dello specchio. Non amavo mentire, ma non avevo che domande da aggiungere alle loro domande, per questo finì a convivere con la bugia. Se non amandola, almeno ringraziandola. Non era una risposta, ma era il muro di cinta posto a difesa dagli interrogativi insistenti.

Urlai finché ebbi fiato e quando finì continuai nella mia testa. Urlai fino a perdere conoscenza, scivolando nei sogni agitati della mente senza pace. E fu lì che rinacqui, orfano di ogni deformità, con un corpo che obbediva ai desideri della mente come un guanto non può che seguire la mano, con un corpo degno involucro di una mente senza eguali.

E in  quel dominio felice di Morfeo, dimentico di me, mi avvicinai a te con appetito di pelle perfetta che brama pelle perfetta. E fu allora, sulle iridi dei tuoi occhi, che mi vidi riflesso nella mia deformità.

E corsi via.

Con il pianto negli occhi, la furia nel cuore, un lungo grido sulle labbra. Il dolore paralizza, la disperazione mette le ali. Ali di pazzia che fanno volare i pensieri più pesanti.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 12 del mese 08 dell'anno 2017. Nessun commento — .

Il Sogno della Bambina

Sali lentamente ma con decisione. Quando le energie sembrano esaurite ripensi a tutti quelli che hanno detto «non ci riuscirai, mai» e a loro dedichi un nuovo passo in avanti. Non è chiaro quale potrebbe essere il tuo posto, solo che sarà tuo. Non è chiaro cosa ci sia alla meta, solo che è lassù che devi arrivare.

La tua guerra di conquista non si muove sul filo della spada ma dietro sorrisi titubanti, ciascuno di loro apre la possibilità di una resa, solo per ricordare che non succederà. Ogni nuovo ostacolo rinvigorisce il desiderio, ogni difficoltà la tenacia, ogni intemperie rende la pelle un’armatura.

Ma a salire con decisione è sempre quella bambina che ha guardato la montagna la prima volta senza sapere perché desidera far sua la vetta. Il tuo vestito è ormai logoro, le tue scarpe consumate, solo il sorriso è rimasto lo stesso. La tua è un’avanzata e una fuga, un capriccio e un amore, un desiderio effimero e il sogno di una vita.

Ovunque tu arriverai, il mio augurio è che tu possa scoprirti seme, affondare radici profondamente e fiorire, blu e grigia, ad ogni primavera della vita mettendo nei tuoi colori la stessa intensità della tua determinazione.

 

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 9 del mese 04 dell'anno 2017. Nessun commento — .

Il Sogno del Corvo

Ieri notte ero un corvo, in sogno. Ho volato così vicino alle nuvole da vedere gli uomini grandi come formiche operose. Ho volato così a lungo attraversando albe e tramonti da vedere gli uomini consumarsi come la fiamma di una candela.

Ecco cosa ho osservato.

Al primo livello si impara a camminare. È pieno di gente. La strada è larga e in discesa, quasi è lei a guidarti. Ma si procede lentamente, si segue la linea più comoda del terreno. La strada è così larga che non sembra una strada ma una piazza: è fatta quasi più per sostare. E questo fanno in molti, costruendo comodità lungo la via per riposarsi e riposando così a lungo da dimenticare che si era in cammino. Sono coloro che viaggiano trascinando il carro, senza staccare gli occhi da terra se non per brevi momenti.

Al secondo livello sono in pochi. Non sanno cosa vogliono, ma si sentono come soffocare. Ogni giorno camminano come se avessero da trasportare un’enorme peso in petto. Non sanno bene cos’è. Sanno che devono liberarsene. Ad ogni sosta, sempre più frequente, il loro sguardo vola oltre i margini della folla. Non avanti, dove tutti guardano. Non indietro, per cercare amici e fratelli. Ma lateralmente. Laddove non avrebbe senso andare. Finché un giorno incapaci di sopportare oltre decidono di arrendersi e abbandonare il cammino. Non sanno dove andare, ma sanno da cosa intendono fuggire. È così che scoprono altre vie. Strette, impervie, appena tracciate. Sono ripide o erte, ma mai in piano. Sono corte e per questo faticose. Sentieri sui quali per proseguire non bastano i piedi e a volte neppure le mani. Ed è qui che i pochi imparano a volare. Liberati improvvisamente dal peso della strada facile, non più subendo la guida della massa, scoprono che non hanno mai camminato. Ma erano naufraghi alla deriva. Senza meta. Solo su queste strade difficili si scopre il senso del cammino, che è ascensione e caduta. Incontrano compagni con la gioia della fatica negli occhi, fratelli con i quali condividono tutto parlando di rado. Essi sono coloro a cui il rifiuto di tutto quello che sta intorno ha fatto volgere gli occhi al cielo, trovando nelle stelle un’indicazione di rotta, una bussola.

Al terzo livello alcuni dei pochi perdono il sentiero. È buio, sono soli, fa freddo, piove. È facile smarrirsi seguendo un sentiero poco battuto. Ed è lì che la disperazione li assale. Nessuna traccia, nessuna strada. Nessun compagno che anni addietro abbia già scorticato la terra con il proprio passo, indicando la direzione. Ed è morte nel cuore. Ma dopo ecco l’alba: e i pochi scampati alla solitudine della notte scoprono che esiste un altro modo di camminare. È fatto di totale libertà e silenzio. Nessuna traccia da seguire, neppure abbozzata: l’unica strada è quello che si lasciano dietro, passo dopo passo verso l’ignoto. Sono coloro che aprono le piste per chi verrà dopo. Sono coloro che una notte di tempesta ha liberato dall’obbligo della bussola.

Infine al quarto livello arrivano solo coloro che giungono a comprendere la verità stessa del cammino. Liberati dalle illusioni essi viaggiano né con fatica né con fretta. Seguono il proprio cammino percorrendo ora la strada larga e affollata, ora il sentiero per la vetta appena tracciato. Laddove non trovano via, la creano. Laddove la via esiste già, non la rifiutano. Perché a ben guardare è su nessuna strada che stanno poggiando i piedi. Tutte le direzioni sono uguali, quindi non vanno da nessuna parte. La strada è dentro di loro, quindi non smettono mai di viaggiare.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 24 del mese 04 dell'anno 2016. Nessun commento — .

L’iper-realtà è una Forma di Alienazione

Per quanto lunga possa essere una vita non arriveremmo mai a toccare il fondo di misteri così grandi come l’amore. L’amore in senso lato, il voler bene a qualcuno, il sentirsi bene, il fare qualcosa per far sentire bene, il sentire propria una difficoltà vissuta da un perfetto estraneo. Il sentirsi grati verso qualcuno che ci aiuta.

Se penso che la vita è limitata in tempo, e che una quantità spaventosa di questo se ne vada impiegato per cose inutili come guadagnare denaro da spendere, mi sento impotente. Impotente rispetto ad un meccanismo che tende a risucchiare, che fa dei mezzi (come il lavoro) un fine, riducendo la vita ad una mera estrazione di valore economico e suo accumulo. (more…)

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 13 del mese 10 dell'anno 2009. Nessun commento — .