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Siderale

Ci sono momenti in cui mi sento sillaba della parola "siderale", che contiene in sé i concetti di distanza e freddo, entrambi esasperati al loro massimo.

Quando non dormo abbastanza, il cervello mi fa brutti scherzi.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 10 del mese 12 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Contare fino a 10

Ci sono volte in cui l’inquietudine mi scoppia dentro. Gli oggetti perdono consistenza, niente più sapori o odori, niente colori e niente calore. Né dolore, né passione: un limbo nel quale non si può stare fermi. E’ un’insoddisfazione strisciante. La vaga sensazione di non essere al proprio posto. C’é di che giustificare questa cosa: viviamo in continua tensione verso tante, forse troppe mete. In corsa non è possibile farsi domande, che vanno inevitabilmente rimandate. Quando ci fermiamo, la paura di stare a perdere tempo è in agguato. Durante il viaggio troppe volte imbocchiamo strade senza pensarci bene.

Cerco di calmarmi. Perché l’abilità dei migliori giocatori è restare sempre calmi. Solo così riesci a cogliere al meglio e prontamente le occasioni che la partita ti mette davanti. Forse è solo che esistono piccole cose, frasi, cenni, occhiate, che ci mettono di buon umore. E altri che ci destabilizzano. Forse è solo che medicinali-studio-sonno mi stanno facendo dare di matto. Forse è solo che sono fatto così.

O forse, alla base, è solo che mi irrita l’idea di voler fare una partita a Machiavelli. E di non voler aspettare.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 16 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Vivere o Tradurre?

Attenzione: post totalmente divagante.

La leggenda narrà che quando Mozart, da giovanissimo, visitò Roma, ebbe modo di ascoltare il Miserere, il cui spartito era gelosamente custodito sotto divieto di copia. Si dice che Mozart semplicemente ascoltando, riuscì a trascrivere fedelmente la partitura.

Immagino l’atto di seguire la musica, traducendola. Credo sia un po’ come vivere gli eventi e contemporaneamente cercare di studiarli, etichettarli, collocarli, e perché no, prolungarli ed accorciarli a piacimento, un po’ come Procuste. Insomma a partire dall’esecuzione della vita, cercare di risalire alla partitura, al codice secondo il quale si svolgono gli eventi. Ci sono diversi Mozart in grado di farlo, ognuno a suo modo, ognuno con la sua ragione.

Eppure, sarà perché sono pigro, a me la musica piace godermela senza sforzarmi di tradurla in partitura. Senza partitura puoi ascoltarla più e più volte e sempre ti emoziona. Puoi goderti il piacere di lasciarti andare, abbandonandoti in qualcosa che non cerchi di capire. Vorrei afferrare qualcosa di questi momenti che vivo, cercando di capire da dove venga questa musica. Vorrei cercare di capire, di giudicare, di raccontare. Ma non sono multitasking, come qualcuno che conosco. O li vivo o li squarto, questi momenti. E alle mannaie mi sa che devo rifare il filo…

Sia ben chiaro che sono sempre io, e che sono consapevole che la scelta più corretta è la solita: liberarsi di situazioni inopportune che hanno potenzialità di sviluppo pari allo zero assoluto della scala Kelvin. Eppure, siccome sono io, posso permettermi il lusso di mettermi a duellare senza armi né armatura, per gioco. Il mondo è pieno di gente che può ferirmi seriamente. Ma non ho ancora trovato nessuno in grado di centrarmi il cuore una volta per tutte.

NB: Lo so che è un periodo che scrivo tanto e solo ermeticamente. Lo so che a questo punto tanto varrebbe che invece di tradurre i pensieri serali in post sul blog, me li tenessi nella capoccia, dato che i più non li seguono e i pochi che possono seguirli, sarebbe meglio (per me e la mia pseudo-faccia) che non li seguissero. Ma siccome quando sto male mi sfogo sul blog, non vedo perché non farlo quando sto bene (o almeno non male). Mi piace pensare che sia la soluzione pareto-efficiente, considerando che io sono libero di scrivere e voi restate sempre liberi di leggere o meno. Finché avrete quella X in alto a destra (o a sinistra per i mac) la democrazia è salva.

Milano da bere? TrinacriaCamp da mangiare!

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 12 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Conato

Blocco totale. Vorrei parlare di tante, troppe cose che ho accumulato dentro in tre giorni. Ma non riesco.

E’ come se volessero uscire tutte insieme, frettolosamente, dalla spessa apertura.

Mi bombardo di Nesli vecchio tipo, mi spazzolo i neuroni con il dentifricio della razionalità, ma non sembra che il bianco splendente torni. Qui non splende nulla. Solo carie, dentro. Un dolore che non si vede ma si sente. Un malessere strisciante.

Calmati. Come diceva mia madre quando piangendo mi rigavo la faccia. Il punto è che non voglio calmarmi, ma in fondo dentro di me qualcosa continua a sussurrarmi di fare una strage, di distruggere tutto fuori e dentro di me, disinfettando, una chemioterapia che ammazzi tutto, pazienza se nel mezzo ci stanno anche cose buone. Voglio macellare finché anche il sangue non forma più strisce continue.

Non dovrei scriverlo, non dovrei dirlo, non dovrei pensarlo. Perché ferisco qualcuno, indigno qualcun altro, perplimo i più.

Ma è il momento di accettare che la vita è la scuola, ogni spiegazione/interpretazione è un misero doposcuola. Si impara vivendo, non ragionando. E vivere costa più fatica del semplice respirare. E’ il momento in cui me ne fotto dell’impatto che ho sulla gente, è il momento della lotta per la sopravvivenza che lascia poco spazio al buonismo rispettoso. Rispettoso di che? C’é più rispetto nel dichiararsi per quello che si è che nel celarsi dietro a quello che si dovrebbe essere. No, non sono un pessimista catasfrofico e nichilista. Sono il primo degli ottimisti. Perché sto di merda per colpa mia, ma continuo a lottare contro tutto perché neppure per un istante perdo la certezza di un domani migliore. Ottimista, ma non ipocrita. Sto di merda. Ed è stupendo. Perché essere vivi vuol dire stare di merda per quello che ti faceva stare da Dio. E’ il mio modo di onorare quella fetta di me che non c’é più, ma che sempre tale resta. Non fare finta che tutto sia ok.

Fine del conato. Adesso dovrò dare una pulita. Da tempo non ho più assistenti mentre vomito. Si inizia a fare irresistibile il desiderio di infrangere le promesse che incatenano l’anima nera, che scalpita. Un fuoco che divora per fare cenere che concima.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 09 dell'anno 2007. Nessun commento — .

I Problemi

Durante questo 2007 così denso di insegnamenti (leggasi problemi), ho imparato una legge fondamentale: i problemi si muovono per osmosi inversa. Cioé: i nuovi problemi arrivano mentre ne hai già un bel po’ da affrontare. Sono mesi che lavoro in silenzio senza lamentarmi, come una formica che accumula pappa per l’inverno, ed ecco che oggi dopo mesi di lavoro perso a risolvere problemi vari, si presenta un nuovo problema fisico a corollario di quello che pensavo ormai di aver quasi risolto, con cure e pazienza (non solo miei). 

****INIZIO SFOGO****

Adesso il mio corpo mi regala qualcosa con cui poter dire al medico: "vede? Avevo ragione ha cercato dalla parte sbagliata, deficiente!" (io odio i medici), ma di converso forse dovrei stare a casa oggi, domani e finché non mi risolvono questa rogna. Eppure mi è costata fatica ritornare sopra gli 8 km al giorno, e se non consolido adesso sarà imposibile tornare al top a dicembre. Fatica sprecata. Obiettivi rimandati. E altri mesi di baratro davanti.

E allora fanculo, oggi gli 8, domani gli altri 8 fino a dicembre. Se non è destino vorrà dire che finisco all’ospedale. O me o tu piccolo bastardo problema, il tempo degli sconti è finito, d’ora in poi campa solo chi mi ammazza, io vado avanti per la mia strada.

****FINE SFOGO****


Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 11 del mese 09 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Datemi Un Po’ D’Aria

Mi sento davvero scarico. All’ipoglicemia dei sentimenti si è mescolato il coma neuronale. Ho provato con tutte le terapie d’urto ma nulla: non è servito a niente il bicchiere di gelato al tiramisù inzuppato nella nutella, a niente l’aver finito in anticipo la lettura del libro per domani, a niente i nuovi meravigliosi loghini di Neon per il Trinacriacamp (ne ho uno sulla sidebar) e neppure la nuova serie di iPod (neppure l’iPod Touch, che pure fa sbavare non poco con quel suo Wi-Fi). Merda. Non mi posso scaricare ora, non adesso. E’ troppo presto. Ci vorrebbe il mio medico di fiducia, per curare questo abbassamento di pressione dell’anima.

Peccato che mi abbia fanculizzato mesi fa.

Edit: prima che qualcuno me lo faccia notare in effetti avrei dovuto scrivere "peccato che lo abbia fanculizzato mesi fa".


Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 5 del mese 09 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Rose sFiorite?

Io oggi ho fatto tanto, ci sarebbe di che essere almeno soddisfatti, eppure adesso, proprio adesso che mi fermo un secondo, sento che mi manca qualcosa. Come una foglia d’autunno che si agita pigramente affidata ai vortici del vento, compiaciuta di non dover decidere dove andare, ma che d’un tratto, abbandonata dal vento in un istante, prende coscienza della sua caduta. E s’inquieta. Il vecchio Philip sapeva che succedono tante cose, ma noi ne cogliamo la metà, pur percependo che la vita va ben oltre. Ma nella paura dell’ignoto, preferiamo far finta di nulla, che l’Universo continui a srotolare il proprio corso secondo leggi che conosciamo. Forse non ci stanno bene. Ma meglio qualcosa che non ci piace ma che conosciamo, come la strada del dovere e della difesa dell’orgoglio, che seguire sensazioni ignote e potenti, irresisistibili e affascinanti quanto temibili e misteriose, come i sentimenti che nascono in petto e si ostinano a non morire, senza chiedere il permesso.
Al quieto vivere è meglio una risposta senza domanda, che una domanda senza risposta. Infatti, una risposta la puoi sempre riciclare per le domande insolute che già hai, oppure puoi costruirci al momento una domanda ad hoc. Una domanda invece, si corica con te e ti aspetta già sveglia al mattino.
Ed infine, come tutti, inizio ad arrendermi all’idea che se il fiore è appassito, è meglio recidere la pianta, anche se ancora può regalare molte fioriture. Meglio fare ordine, recidendo i resti ancora pulsanti, ma scomodi. Facendo finta che non sia una questione di stagioni, ma di pianta. Facendo finta che non siano le situazioni a mutare, ma i sentimenti. Forse è di qualche utilità una pianta di rose fuori dalla stagione della fioritura? Eppure, una pianta di rose resta sempre una pianta di rose, e non si misura dalla sua utilità ma dalla bellezza delle rose che ti ha regalato e che ti regalerà. Puoi sempre cambiare fiore, in modo da vedere una nuova pianta attecchire subito e regalarti un fiore. Ma se hai amato una rosa, quel fiore, seppur bello, non servirà a placare la tua sete di rosa. La domanda è: meglio cambiare pianta dopo ogni fioritura, inseguendo sempre l’estasi di una perenne primavera, o meglio curare la pianta che più amiamo, anche quando le sue spine ci feriscono o l’inverno separa due primavere come una lama che apre una ferita nella carne? Ma si può davvero scegliere? Siamo davvero noi il giardiniere? O non siamo forse noi il giardino? Quel terreno che sente crescere dentro, con dolore, la pianta che germoglia. E percepisce dopo il fiore nel suo lento ma incessante schiudersi. Finché, ormai vuoto di colore non lo accoglie in un abbraccio sempre più stretto, trasformando un esperienza di morte e dolore in nuova linfa per nuovi fiori?

Mi sento come quando da bambino, giocando alle bolle di sapone, l’esplosione della prima mi mandava in lacrime. Forse a volte si scambia la bolla per l’amore, invece di pensare che correttamente, l’amore è la boccetta con cui le fai, le bolle. Forse ci si dispera troppo per una singola bolla andata in frantumi, e scioccamente si butta via la boccetta.

Sembra a volte che nella vita sprechiamo tante occasioni perché non sappiamo quello che vogliamo. Io penso che invece per capire bene quello che vogliamo occorre sacrificare qualche occasione, in modo che poi quando si faccia una scelta, la si faccia consapevolmente. Perché in fondo, sempre per via della sindrome di Disney, continuo a pensare che le occasioni vere, quelle che ti appartengono, ti si ripresentino sempre davanti, anche quando le hai prese a calci per ignoranza. Come quelle maledette piante che per quante volte pensi di averle sradicate dal tuo giardino, te le ritrovi sempre li, fresche di germoglio.


Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 2 del mese 09 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Mattine Grigie

Ci sono mattine che mi sveglio più stanco di quando sono andato a letto. Mi sento irascibile, stanco, incapace di fare qualsiasi cosa che non sia perdere tempo: vago da una attività all’altra senza motivo, perché non riesco a stare concentrato sulla stessa cosa, foss’anche rigirarmi i pollici, per più di cinque minuti. La cosa che detesto di questi periodi è che niente mi fa ridere davvero. La bocca si inarca ma tutto dentro, resta morto. Cosa mi uccide?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 20 del mese 08 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Saggezza di Mezzanotte

"I forti non sono quelli che non cadono mai, ma quelli che si rialzano dopo ogni caduta", "Chi non ha mai sbagliato è colui che non ha mai fatto nulla", "Amare qualcuno che non ti delude mai, non è amare". 

Queste sono solo alcune delle frasi che vorrei avere rimosse dalla memoria con un colpo di Alzheimer selettivo. Perché sono come il Dodo: qualcosa che tutti conoscono ma che non esiste. In particolare: i forti sono quelli che cadono da soli, senza volere nessuno intorno, per non ammettere il fallimento. Chi non ha mai sbagliato è chi è bravo a nascondere (gli sbagli) e fingere (di essere impeccabile). Amare chi ti ha deluso/fatto soffrire, è scientificamente impossibile.

Mi sento pervaso da un vago senso di rottura di palle per questo ruolo di persona responsabile e giusta che mi sento appiccicato addosso. E l’ultima volta che è successo, non è stato un bello spettacolo…

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 08 dell'anno 2007. Nessun commento — .

FI

Stavo scrivendo che mi viene a volte di gettare la spugna. E invece scrivo che la getto definitivamente. E’ la fine di ogni tattica, pretesto, volontà. E’ una grande lacrima spesa per tutti gli errori, incomprensioni, incomunicabilità che hanno seppellito quello che di stupendo ho avuto. Un vecchio detto dice che i giusti non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che fanno di tutto per rettificare i propri errori. Ma non te ne fai un cazzo di essere giusto, certe cose sono indelebili, oltre ogni sforzo.

"Il tempo non è palindromo". Rileggere il passato, è sbagliato. Cercare motivazioni, radici, soluzioni, negli eventi passati è inutile: oggi è oggi, e se oggi è così c’é poco da accusare il passato. E’ così perché oggi non si lavora per cambiarlo. Giuste o meno che siano le motivazioni alla base, una scelta è una scelta: produce effetti e muta equilibri, addirittura è in grado di spegnere sentimenti.

E quindi maledico la mia impulsività, che ho cercato di gestire al meglio, dopo anni di gavetta, ma che ancora oggi continua a fottermi, facendomi perdere in un battito di ciglia montagne sedimentate in anni.

Alla fine, come ad ogni inizio, non mi resta che caricarmi sulle spalle il fardello amaro delle mie responsabilità e percorrere la mia strada, lontano dalla cenere, con la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato ed ingiusto in tutto questo, qualcosa che come una valanga ha travolto tutto, ma che in origine era solo una piccola ed insignificante palla di neve scagliata in un attimo di malessere profondo.

Ma una cosa mi resta – senza conforto – al di là delle accuse: della parola fine io ho scritto solo le prime due lettere.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 1 del mese 08 dell'anno 2007. Nessun commento — .