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Confusione da Difficoltà Percettive

Una delle storie che più mi ha sempre colpito della Bibbia è la parabola dei talenti. A differenza delle altre storie importanti (penso a Giobbe, Giona, Adamo ed Eva) la parabola dei talenti è abbastanza controintuitiva. A tre uomini vengono assegnate delle monete, uno le nasconde mentre gli altri due le investono ottenendone un guadagno. Al suo ritorno il proprietario delle monete castiga il servo che aveva nascosto i talenti.

Mi sono sempre sentito un po’ dalla parte del servo castigato. In fondo non ha fatto nulla di male. E non rischiando non ha messo a repentaglio nulla.

Dopo parecchi anni ho compreso il senso della parabola. E cioè che “non fare niente di male”, non coincide con “fare qualcosa di buono”. Minimizzare il rischio e massimizzare il beneficio sono due azioni disgiunte.

La parabola non elogia gli altri servi perché hanno guadagnato del denaro. Ma perché hanno servito bene il proprio padrone. Perché anche in assenza di una consegna esplicita, hanno interpretato, intuito, hanno naturalmente e spontaneamente agito in accordo con la natura del proprio rapporto con l’altro. Così come in fondo ha fatto anche il servo castigato. Anch’egli credeva di interpretare bene il suo ruolo.

Come spesso accade nella vita, un primo metro di giudizio è teleologico. Si giudicano le intenzioni. Ma successivamente sarebbe assurdo non guardare anche ai risultati, agli effetti delle azioni. Misurare i fatti è il secondo metro di giudizio.

La difficoltà è che la realtà è catturata da entrambi gli occhi contemporaneamente. E il contributo di ciascuna prospettiva oculare non ha senso da solo, né è utile.

E’ quello che chiamo il dilemma dell’alcolizzato. I casi possibili sono quattro: a) le intenzioni e i fatti coincidono positivamente (non bevo e non ho intenzione di farlo), b) le intenzioni e i fatti coincidono negativamente (bevo e ho intenzione di farlo), c) i fatti sono disgiunti dalle intenzioni negativamente (vorrei smettere di bere ma bevo), d) I fatti sono disgiunti dalle intenzioni positivamente (voglio bere, ma non lo faccio). E’ evidente che i primi due casi non comportano alcun problema. La scelta associata è facile da prendere. Il caso d) invece è abbastanza raro: difficilmente ad un’intenzione non seguono i fatti (a meno di non essere in astinenza e legati al letto). Il caso c) è il più complicato. Quello che uccide neuroni e favorisce fughe di senno che si concludono su mondi a cui nessun Astolfo arriverà mai.

Se ci aggiungiamo che ‘fatti’ ed ‘intenzioni’ sono due oggetti senza contorni definiti, scegliere in alcuni casi, assomiglia alla spada di Alessandro Magno che recide il nodo di Gordio per annullare un problema insolubile: l’atto arbitrario di chi s’è rotto i coglioni di pensarci su.

Del resto, non sono nuovo a questi momenti: Matrice dell’Amodio vi ricorda nulla?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 10 del mese 07 dell'anno 2011. Nessun commento — .

Learning by Choosing

Mentirei se dicessi che la mia vita non è ricca di doni. Alcuni di questi sono stati costosi, pagati in lacrime e neuroni. Mi sento ricco. Non per quello che ho avuto, ma perché averlo non mi ha impoverito: ho ancora sinapsi e occhi per tentare la sorte a questa impietosa roulette dei sentimenti che non fa credito a nessuno.

Non sono uno speculatore. Non cerco di ottenere più di quello che dono. Non sono neppure un altruista: tutto quello che ho dato è stato prima di tutto piacere personale, e solo dopo piacere per qualcun altro.

Sulla strada che percorriamo tra la nascita e la morte è facile indurirsi: è forte la tentazione di ripararsi dai giorni di pioggia gelida e battente avvolgendosi nel mantello scuro della diffidenza. Ripara dal gelo, ma scherma anche dal calore.

Ma la cosa che personalmente ho trovato davvero complicata è stato il dover imparare – mio malgrado – come la difficoltà di sentirsi dire/dare quello che si desidera sia solo una piccola difficoltà. La vera sfida è riuscire a staccarsi da quello che si desidera quando questo non è quello di cui abbiamo bisogno. E’ facile comprendere ciò che si desidera. Molto meno capire se ciò sia giusto. Cos’é giusto? Cos’é opportuno? Come quando si fanno domande circa una strada intrapresa: da lontano non puoi saggiarne il fondo da percorrere, ma finché non te ne sei allontanato non puoi dire dove conduce.

Cosa fare? A chi chiedere? Se in fondo chiunque non può che avere una visione parziale delle cose, circa le scelte della tua vita vuoi lasciare alla visione degli altri la scelta della strada intrapresa? Se rispondi di no rischi di essere osteggiato come arrogante. Se rispondi di si, compatito come vigliacco. Sulla mia vita io non scelgo mai in conformità ai consigli altrui. Se non quando sono concordi con il mio parere. E non la reputo una risposta arrogante. In fondo ad essere sbagliata è la domanda: lo scopo delle scelte non è arrivare ad una soluzione. Ammesso che esista. Ma imparare dal dover fare una scelta. E solo seguendo il proprio istinto/ragionamento si opera la scelta giusta: è giusta la scelta che mi conduce un passo avanti, in qualsiasi direzione. Ma se camminassi sui piedi degli altri, non avanzerei di nulla, seppur accorciando la distanza che mi separa dalla meta.

Non c’é apparente differenza fra chi sceglie di vivere la propria vita solo sui suoi passi senza curarsi della meta e chi invece cammina spedito in una direzione ignorando tutto e tutti, convinto che sia fondamentale arrivare dove vuole, a qualsiasi costo.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 17 del mese 02 dell'anno 2011. Nessun commento — .

Incerscelte

Le scelte più difficili della nostra vita non sono quelle rischiose. La presenza del rischio, elevato o meno, presuppone certezza. Il rischio infatti per esistere deve essere calcolabile: le scelte rischiose sono quelle per cui puoi calcolare le conseguenze del verificarsi di un evento. Sai quali sono gli eventi possibili. E fra questi riesci magari a calcolare i probabili. Non sai è quale effettivamente si verificherà.

Le scelte più difficili sono quelle incerte. Quelle cioè per cui non puoi neppure calcolare il rischio. Perché sono aperte, perché hanno conseguenze inimmaginabili.

Innanzi a questo caos fertile mi sono spesso sentito smarrito. E ho sempre trovato tanti consigli, tutti offerti con le migliori intenzioni. Ma spesso tutti contrastanti: la vita è un cielo stellato su cui ognuno si diverte a tracciare costellazioni uniche, con la punta del dito.

Molti possono aiutarti a capire cos’è l’acqua, descrivendotela al meglio delle loro possibilità. Ma il contributo più utile resta un calcio ben assestato che ti spinge giù, proprio nell’acqua.

È per questo che seppure con il terrore nel cuore, mi lancio nel caos. Prendendo la direzione opposta a quella consigliata. In fondo ad essere pericolosi sono i consigli «giusti», quelli che anticipano l’esperienza privandoti del viaggio. I consigli «sbagliati» sono invece una costosa benedizione: sono sempre l’inizio di un viaggio.

Accetto sempre di ascoltare consigli. Ma di rado li seguo. Non perché spesso non anticipino correttamemte le cose. Né perché io creda di essere migliore di chi li dispensa. Solo perché a me piace viaggiare, non essere teletrasportato alla meta.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 25 del mese 01 dell'anno 2011. Nessun commento — .

Giusto o Sbagliato?

Crescere vuol dire imparare. E impariamo confrontandoci con delle scelte. Giusto o sbagliato sono due risultati delle nostre scelte. Ci fottiamo il cervello per cercare di massimizzare il primo, minimizzando il secondo. Senza capire che in realtà sono due vuote parole senza significato.

Una cosa è giusta o sbagliata sempre rispetto a qualcos’altro. Se decido di integrare nella mia scelta alcuni elementi anziché altri ecco che cambiano le voci associate a giusto e sbagliato. Ma soprattutto giusto e sbagliato sono due cose che tendiamo a considerare in una fredda prospettiva astratta, che oltre a privarci del contesto in cui facciamo la scelta, ci impedisce di valutare correttamente perché annulla il tempo. Il tempo non è neutro.

Una scelta giusta presa fuori tempo non è più tale. Di più: giusto o sbagliato lo decide spesso il tempo. E siccome viviamo immersi nel tempo che scorre incessante, spesso ci dobbiamo accontentare di scelte che non sono il massimo nella nostra idealità. Ma che sono comunque giuste. In quanto migliori possibili in quella condizione. Il tempo poi apre a piacimento finestre e occasioni per mutare equilibri e significati associati alle conseguenze delle nostre scelte.

E’ dura quando devi calare tutto questo in una realtà fatta di persone a cui vuoi bene. Perché ti sfida a convincerle di una scelta per il loro bene e a convincerle con il timer del tempo che si avvicina allo zero. E ti rendi conto che non basta perché anzi faranno di te il centro dell’universo della loro sofferenza, un ottimo capro espiatorio à la Malaussène. E tutto quello che a volte ti resta da fare è chiudere gli occhi e aspettare lo zero, saltando in aria con chi non si è voluto spostare dalle proprie posizioni senza produrre un’alternativa.

Amen.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 28 del mese 07 dell'anno 2010. 7 commenti — .

Il Passato e la Macchina del Tempo

tempo orologio time watch

Hai mai sognato di viaggiare nel tempo? Di avere una macchina del tempo personale? Come sarebbe?

Il sogno dell’uomo sembra essere quello di piegare il tempo: tornare indietro sapendo cosa succederà è un’altro modo di prevedere il futuro, è un altro modo di cercare di barare, di eliminare le difficoltà che inevitabilmente dobbiamo affrontare e che spesso ci battono. E’ un modo per arrivare ad un risultato senza capire che ciò che conta è il processo non l’output.

Da bambino sognavo la mia macchina del tempo, non per azzerare le difficoltà e gli imprevisti, ma per aumentarli: per vivere avventure e conoscere mondi ed epoche diverse dalla mia. Ma una macchina del tempo non si può ancora avere. O no?

E’ possibile viaggiare nel tempo? Si. E quello che serve per costruire la propria macchina del tempo personale non è neppure così fantascientifico: possono bastare due occhi ed un sorriso, ti ci immergi dentro e la realtà diventa per un attimo meno solida, dietro la crosta sbiadita del presente intravvedi il passato e un futuro che poteva essere, viaggiando in un tempo che per un attimo1 smette di scorrere in un solo senso anche se non diventa palindromo.

Il presente che hai imboccato non è la rinuncia a migliaia di altri futuri paralleli mai nati, ma è il respiro di una libertà reale che si costruisce scelta dopo scelta modellando la sua forma in conseguenza a ciò che scartiamo.

Stasera brindo a quello che poteva essere e non è stato, ma che vive proprio in virtù della propria assenza in quello che sono.

  1. che non è quindi più tale []
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 11 dell'anno 2009. 3 commenti — .

Il Dilemma del Numero Periodico

Quotidianamente dividiamo tutto. Per concettualizzarlo, catalogarlo e quindi gestirlo.

Dividi quello che va bene da quello che va male, prendi il primo e scarti il secondo. Dividi quello che ti piace da quello che non ti piace, massimizzi il primo minimizzando il secondo. Insomma: ogni cosa va gestita e quindi in qualche modo analizzata (è tutto molto cartesiano lo so).

Quello che non va si cambia, quello che va si sviluppa.

Eppure a volte inciampiamo in cose indivisibili, quindi incatalogabili, quindi ingestibili.

Penso al 3,3 periodico: non è 3,4 e non è 3,3. Neppure 3,33 o 3,333. E’ un fottuto 3,3 periodico. Immaginiamo adesso che tu avessi deciso che il 3,3 non va bene e il 3,4 si. Cosa fai con un 3,3 periodico? Sembra quasi minaciarti: o lo usi così com’è o niente.

Non è buono per farci un 3,4 ma non è neppure un 3,3. E’ da vivere così com’é? Ci sono cose che viene difficile collocare nella propria vita. Sai solo che ce le vuoi, perché lo senti. Ma non sono collocabili in categorie standard.

In questi casi, che si fa? Si ammette un’eccezione nel proprio schema, o si rinuncia all’eccezione per non mettere in crisi lo schema?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 4 del mese 03 dell'anno 2009. 7 commenti — .