Oggi è una giornata che mi ricorda molto. E non posso fare a meno di trarre alcune conclusioni. "Un viaggio di mille miglia inizia da un passo", scrisse qualcuno secoli fa, e la semplicità di questa frase nasconde un grande significato. Diversi mesi fa iniziavo il mio viaggio muovendo il primo passo, non sapevo allora quanto sarebbe durato, né quanto e cosa mi avrebbe regalato. Mi sono fidato. E non me ne sono pentito, tanto è stato bello. La rabbia è accecante, la delusione è assordante, ma resta il fatto che senza quel primo passo, sarebbero stati mesi di vita non vissuta. Ho in testa tante domande e nessuna risposta, mi ferisce vedere che alla fine mi sono dedicato, donato a qualcuno che ha preferito… ha preferito che cosa? Ci sono tante, forse troppe cose che non capisco. Eppure questo maelstrom di sofferenza inizia a girare meno vorticosamente. Avrò sbagliato io qualcosa in questo viaggio, ma ho la consapevolezza che di meglio non potevo dare, ho dato tutto me stesso. E sono felice di aver fatto quel primo passo, di aver iniziato il viaggio. Non puoi impedire alle persone a cui vuoi bene di fare scelte che reputi sbagliate per loro, e anche se dentro l’impeto diventa tempesta, devi accettare i rifiuti così come hai accettato le carezze scambiate.
Dedico questo post a tutti quelli che vedono nella propria vita solo rovine fumanti o costruzioni pericolanti, frutto di scelte sbagliate, di vicoli ciechi e orgogliosi silenzi. Non è mai troppo tardi per rimediare, almeno per tentare. E per costruire qualcosa, bisogna spesso prima distruggere. La tua vita è un campo: sta a te piantare rose piuttosto che rovi, trasformarti in giardino piuttosto che in deserto. E se le tue rose moriranno o ti pungeranno, non desistere, sono solo momenti. Le stagioni ti portano via il fiore, non la pianta, e ci sarà, una nuova primavera. Ma se non muovi il primo passo, sei condannato a vedere solo treni che partono senza di te…
A volte mi sento come la pallina di quel gioco che avevo da bambino. Era una racchetta con la palla legata. La palla sembrava andare via per la sua strada ogni volta che veniva colpita, ma era solo un’illusione, perché ricadeva puntualmente indietro. Mi sforzo di non pensarci, di andare per la mia strada, ma finisco sempre col tornarci. Per una stronzata o per un altra.
Passerà.
Ma non stasera. Stasera mi manchi. Terribilmente.
Forse è solo che la mia medicina non ho finito di prenderla, stasera. E’ andata via troppo presto.
Ma quel pezzo di cuore, almeno quello, potresti tornarmelo, dato che non ti serve più. O forse ti diverte, spiare i miei pensieri, senza mostrarmi i tuoi, o forse è solo curiosità fine a se stessa, o forse non lo so, dato che non me ne parli. Senza chiedere e parlare, quasi come fosse stato tutto solo un sogno, una mia sega mentale.
Se non altro, la rabbia diminuisce e la tristezza aumenta. Piano piano si guarisce. Forse è solo che hai una gran capacità di dimenticare. E stasera, solo stasera, un po’ ti invidio. Perché non stai male. E non perché sei cattiva o sbagliata, ma perché mi hai superato.
Buonanotte, chiunque ti tenga compagnia.
Dopo oltre un anno, il coraggio di riprenderla in mano, quell’ocarina. Sepolta in un cassetto a prendere polvere, mi tiene compagnia in una fresca notte stellata. Qualcuno mi ha fatto notare ieri che "le vie del Signore sono infinite", e io sono qui, ad aspettarlo questo infinito.
Nella notte dei morti viventi, mi chiedo quanto sia rimasto di me in vita e quanta voglia ho di andare avanti, ma so che sono solo momenti, leciti in questa notte magica&pagana, in cui alle domande sepolte è permesso di uscire a respirare, vagando per le strade della mente.
Stanotte i neuroni morti varranno quanto i vivi, ed io sarò solo, con i miei ricordi e con i miei me stesso che sono avvizziti al sole del cambiamento, come la pelle di un serpente.
Sperando che le cicatrici non richiedano di essere disinfettate ancora una volta.
Buon Allouin a tutti.