Ci sono canzoni o melodie che sono colonne sonore perfette per taluni momenti e certe situazioni. Poi ci sono luoghi e situazioni che sembrano essere disegnati apposta per una canzone. Magari hai ascoltato quella canzone miliardi di volte, ma improvvisamente una sera, in un definito punto dell’Universo quella canzone fiorisce.
Tocca l’apice in un istante e sembra che luogo e canzone siano ritmo e melodia della stessa musica. E’ così da Maciachini a Farini, se passate ascoltando High and Dry. Un sabato notte. E tutto il maghreb di Viale Jenner mi osserva sospettoso da un lato, mentre dall’altro lato gli impasticcati evasi dall’Alcatraz mi attraversano con lo sguardo come fossi soltanto uno dei loro tanti fantasmi colorati. In mezzo un’onda che sparge Radiohead in un inglese riarrangiato.
La felicità è un lusso che non si compra con il denaro ed è più difficile da coltivare della marijuana. Ma è alla portata di chi conosce la risposta a questa domanda: vale la pena di smettere di sognare solo perché ci si dovrà svegliare?
Approfitto di un meme sensato (cioé piacevole) di Terronista, per interrompere il digiuno di post. Chi mi conosce sa che in tutte le mie cose vado a periodi, senza che questo voglia dire essere inconstante. Il meme riguarda i gusti musicali, per cui ecco i miei 5 album consigliati (ordine casuale):
01. Ludovico Einaudi – Le Onde, 02. Ryuichi Sakamoto – Merry Christmas Mr. Lawrence, 03. Episode II – Safri Duo, 04. DiVento – Gnut, 05.Hybrid Theory – Linkin Park
Nominati: chiunque voglia proseguire.
Ritorno al mio letargo-vacanziero, invitandovi a tenere un occhio puntato sulla mia ultima creatura, che come una casa vuota attende di essere riempita…
Le chiaccherate non sono mai casuali. Prendi la persona che conosci meno, un momento in cui avresti dovuto avere da fare ed ecco che ti ritrovi quasi a psicanalizzarti, rimpastando ricordi del passato, percorrendo strade mentali che non frequentavi più. Da tempo.
E allora forse mi vien da pensare che aveva ragione chi ha detto che siamo come degli specchi, riflettiamo chi ci sta intorno, le situazioni tirano fuori da noi le cose, senza che neppure ce ne accorgiamo. Siamo davvero così tante cose che non tutte possono venir fuori assieme. Alcune sono così distanti fra loro che quasi ci sarebbe da stupirsi nel considerare che ci appartengono. Eppure non siamo in balia del vento come foglie del pomeriggio d’autunno, scegliamo, scegliamo cosa essere, o al massimo cosa non voler essere…
O almeno così crediamo, fino al momento in cui gli eventi non ci forzano a scendere a compromessi con le nostre convinzioni, marcando la strada dell’incoerenza. Chi può dirsi infatti sicuro che resterà sempre fedele al sé stesso che è adesso?
Alcune considerazioni al margine della giornata: Beltipo è un paccarolo
e l’Ensemble di Clarinetti Càlamus dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini è s-p-e-t-t-a-c-o-l-a-r-e…