Comunemente siamo portati a vedere il camminare come uno strumento funzionale al conseguimento di un fine. Camminiamo per raggiungere qualcosa. In questo modo il fine giustifica spesso i mezzi, il nostro personale modo di camminare diventa una cosa strumentale al fine, che è la meta.

E se non fosse così? Se il camminare fosse bello di per sé, a prescindere da dove ci porta? Se il vivere certe esperienze, o concedersi il lusso di certe compagnie, a prescindere da un fine, da una meta, divenisse l’unico obiettivo?

Se la meta fosse lo strumento e il camminare diventasse il fine? Useremmo la meta solo come incentivo per percorrere una strada, ma non ci interesserebbe quasi di raggiungerla, perché l’appagamento verrebbe dal camminare.

Se riuscissimo a fare le cose che sentiamo di voler fare sulla base proprio di quello che sentiamo? Se per una volta imboccassimo una strada, senza preoccuparci di sapere dove potrebbe condurci? Solo viaggiando verso l’ignoto si viaggia realmente, altrimenti si sta solo traslocando.

Forse dovrei crucciarmi per un gioco che non capisco, ma se il gioco mi è piaciuto, ho già avuto il mio regalo.