Questo è il blog provvisorio di Mushin. Leggi qui per saperne di più.

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Saggezza di Mezzanotte

"I forti non sono quelli che non cadono mai, ma quelli che si rialzano dopo ogni caduta", "Chi non ha mai sbagliato è colui che non ha mai fatto nulla", "Amare qualcuno che non ti delude mai, non è amare". 

Queste sono solo alcune delle frasi che vorrei avere rimosse dalla memoria con un colpo di Alzheimer selettivo. Perché sono come il Dodo: qualcosa che tutti conoscono ma che non esiste. In particolare: i forti sono quelli che cadono da soli, senza volere nessuno intorno, per non ammettere il fallimento. Chi non ha mai sbagliato è chi è bravo a nascondere (gli sbagli) e fingere (di essere impeccabile). Amare chi ti ha deluso/fatto soffrire, è scientificamente impossibile.

Mi sento pervaso da un vago senso di rottura di palle per questo ruolo di persona responsabile e giusta che mi sento appiccicato addosso. E l’ultima volta che è successo, non è stato un bello spettacolo…

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 08 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Tranquillismo

Questo sarebbe stato un lungo post sul "tranquillismo". Un post in cui sarei entrato nel merito del mio modo di pensare, molto diverso. Non voleva essere un post né critico né polemico, anche se mi rendo conto che per qualcuno sono critico e polemico già appena il labbro superiore si libera dall’abbraccio con quello inferiore, lasciando intravvedere la lingua agitarsi.

Questo post parla lo stesso del tranquillismo. Ne parla dal momento in cui l’ho cancellato. Compiendo un atto profondamente contro la mia natura, che mi spinge invece a parlare di quello che non mi piace e non condivido, del problema, fino alla soluzione. O alla morte.

Quello che dice questo post è che da questo istante Mushin mette piede sulla via del tranquillismo: smette di pensare alla soluzione dichiarando il problema irrisolvibile e passando oltre. Mushin continua a non amare il tranquillismo, perché l’amore non è frutto di un ragionamento, ma è un fiore che ti nasce in petto, certo va annaffiato, ma il seme si schiude scegliendo autonomamente il sole da cui vuole essere scaldato. Pur non amandolo lo sposa, in un atto di umiltà intellettuale, genuinamente persuaso che forse si trova nel torto.

Mushin prova il tranquillismo, il lasciarsi andare ad apprezzare quello che ti si presenta senza continuare ad assassinare neuroni su un passato mal digerito. Il passato è passato: quello digerito uscirà dal basso in forma solida, quello non digerito basta vomitarlo. Mushin non crede che ci siano modi giusti o sbagliati di affrontare le cose, soltanto modi adatti o meno a chi li segue.

Si agura di trovare pace nel tranquillismo.

Edit: sono già passate quattro ore e rileggendo questo post ho già le prime perplessità. Temo di essere irrecuperabile (e non adatto al tranquillismo :D )

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 12 del mese 08 dell'anno 2007. Nessun commento — .

FI

Stavo scrivendo che mi viene a volte di gettare la spugna. E invece scrivo che la getto definitivamente. E’ la fine di ogni tattica, pretesto, volontà. E’ una grande lacrima spesa per tutti gli errori, incomprensioni, incomunicabilità che hanno seppellito quello che di stupendo ho avuto. Un vecchio detto dice che i giusti non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che fanno di tutto per rettificare i propri errori. Ma non te ne fai un cazzo di essere giusto, certe cose sono indelebili, oltre ogni sforzo.

"Il tempo non è palindromo". Rileggere il passato, è sbagliato. Cercare motivazioni, radici, soluzioni, negli eventi passati è inutile: oggi è oggi, e se oggi è così c’é poco da accusare il passato. E’ così perché oggi non si lavora per cambiarlo. Giuste o meno che siano le motivazioni alla base, una scelta è una scelta: produce effetti e muta equilibri, addirittura è in grado di spegnere sentimenti.

E quindi maledico la mia impulsività, che ho cercato di gestire al meglio, dopo anni di gavetta, ma che ancora oggi continua a fottermi, facendomi perdere in un battito di ciglia montagne sedimentate in anni.

Alla fine, come ad ogni inizio, non mi resta che caricarmi sulle spalle il fardello amaro delle mie responsabilità e percorrere la mia strada, lontano dalla cenere, con la sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato ed ingiusto in tutto questo, qualcosa che come una valanga ha travolto tutto, ma che in origine era solo una piccola ed insignificante palla di neve scagliata in un attimo di malessere profondo.

Ma una cosa mi resta – senza conforto – al di là delle accuse: della parola fine io ho scritto solo le prime due lettere.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 1 del mese 08 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Answerless

In un raro sprazzo di lucidità, mi rendo conto del grosso limite che mi fotte rispetto alle persone che amo. Non riesco a sopportare di sentirmi una parte della loro vita. Nel senso di un segmento. Uno fra i tanti. E quando poi, non ci sono più, ecco che quasi ti trovi davanti una persona diversa, immersa in cose che prima magari erano pure disdegnate. 

Questo è normale, perché gli equilibri cambiano dopo un rapporto, oppure è solo una scusa per dire che il rapporto soffocava scelte che invece diventano prassi, dopo? Sinceramente non lo so.

Sento solo quanto mi manca. Non le cose in sé, ma la persona. Non perché sia solo o tema di esserlo. Ma perché ci sono momenti in cui i morsi si fanno sentire. Anche se ormai è chiarito che non si può tornare indietro, perché "meglio la libertà". Era solo questione di tempo? Un’altra domanda che va ad ingrassare il mucchio di quelle senza risposta.

Guardo Miri&Franky, due-cuori-e-una-capanna, due che le difficoltà, molte e grosse, le hanno frantumate, e poi guardo le briciole che mi ho in mano, rapporti che sembravano solidi, frantumati non dall’assenza di sentimento, ma dalle difficoltà, incomunicabilità, desideri repressi, voglia di sentirsi "senza vincoli", mancanza di fiducia.

Dovrei dirmi ancora una volta: "andrà meglio la prossima volta". So che devo solo resistere, reprimendo quei momenti in cui il "ricordo bussa", ma ogni volta mi trovo a dover digerire cose che non mi piacciono – buone o cattive che siano in sé – per poi accorgermi poco a poco, che quelle cose che ho digerito, con malcelata rabbia, mi hanno avvelenato, poco a poco, finché le forze per lottare e costruire mi abbandonano facendomi crollare nel baratro del dubbio e dello sconforto. E qui, mi sono sentito solo, anche quando dall’altra parte la mano era tesa verso di me. Ma in certi momenti, tendere la mano non basta: occorre scendere giù e tirare su quello che si vuole riportare indietro, anche se per i capelli.

Troverò mai qualcuno che mi ami per quello che sono, con i miei chiaroscuri, e non perché sono un punto di riferimento della sua vita, una spalla, un abitudine, un’idea, un’orgoglio?

Vogliamo qualcuno accanto, o vogliamo solo un supporto su cui scaricare le nostre eccedenze affettive – siano esse buoni o cattivi umori?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 29 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Io non posso

Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno…

Mi sento molto Bart Simpson. Ma è un’esercizio davvero utile, perché vorrei cercare di condizionarmi (Pavlov, dove sei?) e metabolizzare questa frase. Non è poi tanto difficile ho scoperto. Anche quando ti fai delle (errate) aspettative sulle persone a cui vuoi bene, perché in fondo si tratta di persone con le loro necessità, idee, sentimenti, e non si può pretendere che il mondo giri intorno a noi. 

Quello che non mi funziona è che però io continuo a sentirmi come se gli altri avessero diritto a pretendere da me. Pretendere che io non faccia questo o quello, che io stia bene, che io pensi a questo e non mi curi di quello, che io non li faccia soffrire. Beninteso: nessuno viene da me a reclamare simili diritti. Sono io che incosciamente mi autoassegno questi limiti. Si, è poco intelligente da parte mia. Anzi, è proprio da cerebrolesi. Perché l’umana natura è portata a pensare in termini di reciprocità, almeno quando si sente vincoli addosso.

Ma non mi arrendo e vado avanti: Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno, Io non posso pretendere niente da nessuno…

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 25 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Il lupo perde solo il pelo

L’alta marea delle parole non dette mi sommerge. E questa insonnia del cazzo mi ucciderà, una notte o l’altra. E’ la quadratura del cerchio: giornate veloci e piene di roba, per non pensare, e poi ti devi arrendere a queste nottate in cui sembri dopato, di sonno neppure l’ombra eppure sei stanco morto. Ma ti tocca pensare, ricordare, chiederti. Un supplizio prometeico: appena i pensieri ti hanno divorato il cervello, ecco che lui ricresce, giusto per essere divorato ancora.

Mi guardo un attimo indietro e vedo come fino ad oggi la mia vita sia cambiata, le persona a cui ho voluto bene, e quelle pochissime che si sono sentite dire "ti amo", hanno modellato la mia vita e le mie scelte, che fanno di me quello che sono oggi. A prescindere dalla loro presenza. Mi trovo a pensare di essere passato per loro quasi come acqua fresca, con l’impressione dopo la mia presenza la loro vita ha proseguito sul binario in cui correva prima del mio arrivo.

Penso che tutti ci chiediamo, almeno una volta, quanto siamo – o siamo stati – importanti per le persone a cui vogliamo bene. Si può definire importante una persona per la quale cambi, ma solo finché ti sta accanto? Non sempre i fatti e le parole sono una misura corretta, ma sono di certo l’unica.

Delusione e disorientamento.

Non perdo il vizio di lambiccarmi il cervello.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Calma Piatta

Foto: gizax

Si dice la quiete dopo la tempesta. Ma ciò significa che pure la precede. Insomma non è sbagliato dire che la quiete sia una soluzione di continuità fra due turbinose tempeste. La domanda è: meglio la quiete o la tempesta? Meglio l’odore acre della mischia, il sapore agrodolce del binomio vittoria-sconfitta, oppure meglio far finta che i desideri non esistano, resistere ai magnetismi, rifugiarsi in un artificioso ed artificiale silenzio dell’animo? Ma l’animo non può per definizione essere silente, finché si è vivi ci bombarda implacabile ed impietoso.

Fino a quando si può tergiversare, procrastinando la necessità di rispondere alle domande? Che modo abbiamo per cercare di scoprire se il desiderio ci spinge sulla strada corretta, prima di cedervi?

Non navigo a vista, peggio. Uso ogni mezzuccio possibile per evitare di affrontare la situazione, le tre carte sono state mescolate e sono adesso immote. Mi tocca puntare, e invece sto usando ogni mezzuccio e teoria per cercare di convincermi che posso azzeccare senza dover ricorrere al caso, alla fortuna. Ma non posso a lungo rimandare. O si punta, vincendo o perdendo, o si ci ritira dalla partita, conservando i denari, ma senza accrescerli o assaggiare il brivido dell’azzardo asimmetrico col destino. Lui sa, noi no.

E allora resto sospeso, in una quiete che non è assenza di forze, ma equilibrio – precario – fra avanzamento azzardato e attesa prudente.

Qualcuno avrà la capacità di rompere l’equilibrio? Cielo e terra resteranno a guardarsi o si decideranno a sfiorarsi? La terra vorrà abbracciare il cielo, tirandolo quaggiù?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 21 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Radiottavità

Il manuale del perfetto essere umano prescrive, fra le prime pagine: "ogni azione è informata da un desiderio/obiettivo".

Ma a volte (e fosse davvero solo a volte…) l’azione è quasi fine a sé stessa, a sfogare un malessere interno che neppure sai di preciso da dove viene. E allora fai terra bruciata, inizi a correre senza motivo urlando a squarciagola fottendotene dello stupore generalizzato attorno a te. Che ti fissino pure, attoniti. Che pensino che sei andato, matto, che si sbagliavano su di te. Perché l’importante è buttar fuori questo male di vivere fino all’ultimo gemito, svuotandoti.

Giusto o sbagliato non ha più importanza. C’é solo questo senso sconfinato di inquietudine, che ormai mi sono rassegnato a trovarmi dentro a intervalli di vita regolari. Stavolta però ho perso la voglia di trovare qualcuno in grado di afferrarmi per i capelli e di svegliarmi dal torpore con due schiaffi. Perché è meglio piangere da soli, lasciando alle risate leggere la compagnia. Insieme sulle vette assolate, ma soli nelle profondità umide della terra, dove persino la luce non vuole farti compagnia.

La vita di coppia non è per me in fondo: se mi mollano ci sto male, se mollo ci sto male. Insomma, un bel casino comunque. E se anche sei convinto che dopo ogni notte arriva, inesorabilmente, l’alba di un nuovo giorno, ci sono notti così buie che inizi a dubitarne.

E’ la radioattività: non mi ha trasformato in un supereroe marvel, ma in una calamità che causa sofferenza per il semplice fatto di esistere. Pazienza, un senso tutto questo, prima o poi, lo avrà. Per adesso occorre trovare un fuoco per attendere, che la notte è buia e fredda.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .

La vita…

…supera di gran lunga ogni possibile fantasia. 

Nonostante tutto quello che (di non sempre piacevole) ti da’, è stupenda.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 11 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Ai Confini Del Mondo

Mi viene in mente l’immagine di Barbossa, ritto a poppa, che stringe il timone con il suo ghigno da pirata, sussurrando a denti stretti: "A volte, sig. Turner per trovarsi bisogna prima perdersi". Segue un salto nel vuoto di centinaia di metri.

Cristoforo Colombo sfidò i confini della Terra, navigando laddove chiunque vedeva morte certa, la fine, il termine di ogni viaggio. E invece andò a sbattere contro la solida realtà di un nuovo mondo. La fine di un mondo era l’inizio di un altro.

Ho bloccato la barra del timone, e sto viaggiando veloce, nodo dopo nodo, verso i confini del mio mondo, delle cose a cui tengo, delle persone importanti. Questo viaggio sembra ogni giorno di più un suicidio, un folle veleggiare verso lo smarrire tutto, anche se stessi, eppure lo faccio solo per trovarmi.

Alla fine di tutto, fine visibile ma non ancora imminente, scoprirò cosa era duraturo e cosa no, cosa era nebbia e cosa scoglio. Forse non resterò con nulla in mano, ma una cosa è certa: un nuovo e sconosciuto mondo si profila all’orizzonte.

E qualcosa mi dice, che al momento la mia rotta sia perdere ogni rotta.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 24 del mese 06 dell'anno 2007. Nessun commento — .