Le prime 3 ore di questa giornata mi hanno confermato che il mio mondo è in crisi. Le persone che mi hanno cresciuto e scaldato con il loro amore, non riescono più a starmi dietro in un mondo che non comprendono. Le persone che più di ogni altra cosa ho amato, mi guardano con diffidenza, e sembra quasi che si affrettino a fraintendermi o ad accusarmi di essere evanescente, ambiguo, volutamente ingannatore o peggio. I miei amici sono distanti, fisicamente e non, rimasti in un mondo che un tempo fu anche il mio.
Non è la prima volta che mi succede. Ma per la prima volta nella mia vita non sono confuso in mezzo alla confusione. Per la prima volta sono totalmente in quiete dentro. Osservo questo turbinio di morte intorno a me, ma ho fiducia. Mi sento in cammino verso un mondo nuovo, di cui l’unica cosa che posso sapere è che sarà diverso.
Guardo a questa diversità con fiducia. Perché mi sento un privilegiato. Mi sento felice non perché tutto vada bene o fili liscio, ma perché ho vissuto emozioni intense, e ho adesso imparato a non metterle in dubbio a posteriori. Ho imparato a fidarmi del dito che passa su una schiena, più della lingua che articola un discorso. Per me è stata una conquista enorme, e tutto contento giro con questo mio nuovo regalo.
Si narra che Dio-YHWH disperse gli uomini confondendo i loro idiomi a Babele, come punizione per aver osato sfidare l’altezza. In realtà gli impedì solo di costruire in altezza, mettendo su un mattone dopo l’altro, parola dopo parola. Come a suggerirgli che è in profondità, sguardo dentro sguardo che si trova la chiave per toccare il cielo.
In questo tempo in cui intorno a me tutti parlano idiomi che non conosco, scopro l’importanza della vera lingua universale.
