Eppure ne avrei mangiate 100 di cuccagne insipide, ma non ti posso dire il motivo. Anche se, in fondo, secondo me lo sai. Perché mi hai sempre letto con estrema facilità, e questo mi ha sempre fatto sentire nudo ieri e invisibile oggi.

Sento che ho un tappo dentro. Forse lo ignoro da un po’ ed è per questo che la pressione sale. Da un lato ho voglia di parlare, di tirare fuori la delusione degli ultimi mesi, la rabbia che mi ha dato la grinta per andare avanti.

Vorrei soprattutto abbattere questo muro invisibile che mi sta impedendo da un po’ di riuscire a dire alle persone quello che penso di loro, vorrei superare questa impotenza sentimentale che mi fa morire dentro tutte le belle sensazioni che provo, anche se sono di passaggio.

Vorrei riuscire ad esprimere la gratitudine per aver trovato un sorriso che mi scalda e mi tiene impegnato nell’esercizio di accenderlo. Vorrei essere in grado di recuperare un’intimità persa, forse oggi tanto inopportuna quanto desiderata.

Vorrei tornare a sentire le piccole cose, ad ascoltare con attenzione i ritmi più lenti, vorrei tornare a sentirmi quieto dentro. Invece sono bloccato in un viaggio a folle velocità dove l’oggi è solo il passato di domani. E dove l’importante è andare avanti perché dopo un passo falso l’unico modo per restare in piedi è sforzarsi di poggiare ancora i piedi, non importa dove, al costo di una danza butoh. Chi si ferma crolla.

In estrema sintesi per una volta vorrei che qualcuno fosse in grado di rassicurarmi, di farmi penetrare fin dentro le ossa il calore di un abbraccio, e di dirmi “non preoccuparti, per una volta ci penso io e non ti costerà altre cicatrici”. Vorrei sentire davvero l’insostenibile leggerezza dell’essere, invece di trascinarmi il peso altrettanto insostenibile di quello che vorrei evitare di essere per paura di sbagliare o di essere giudicato perdendo le persone che amo.

Non è da me tutto questo. Eppure sono io a farlo. Quindi è da me. Forse ho solo bisogno di abbracciare senza esitare questa sana rivoluzione che mi ha strappato al vecchio. Ho forse ho solo bisogno di tempo per digerire questo nuovo.

Oppure ho semplicemente necessità di scrivere forse, senza sforzarmi per una volta di dare e darmi certezze, di essere responsabile, quello affidabile, quello che sceglie.

Forse è solo il caso di fottermene un po’. Ma non ci riesco ancora.