Questo è il blog provvisorio di Mushin. Leggi qui per saperne di più.

Tutti gli articoli su grazie

Incredibile

Se è vero, come sostiene qualcuno, che nella vita contano di più i momenti in cui il respiro non ce l’hai, direi che oggi è un gran giorno. Sono sempre stato fortunato con i regali, ma quello che ho ricevuto oggi, è in assoluto il migliore da 23 anni a questa parte.
Perché? Semplicemente perché chi mi conosce sa che sono un simbolista.
Che vivo di simboli. Ed il regalo che ho ricevuto oggi è un’orgia di simboli.

Un vaso di Pandora che una volta scoperchiato ti lascia senza parole. Per poi fartele trovare dentro.

Avevo un cassetto che conteneva tutte le parole più importanti delle persone che ho amato. Adesso ho uno scatolone pieno di parole che non ricordo neppure se mie o tue. Perché sono diventate nostre.

Non si possono comunicare le emozioni, e forse è un bene.

Posso solo dire che mi è venuto naturale fare una cosa che non avevo mai fatto dai 16 anni ad oggi. Aprire un certo cassetto e svuotarlo. I simboli che conteneva erano morti, figli di un passato ormai lontano. Quelle persone e quelle esperienze vivono adesso in me, come l’acqua muore mescolandosi alla linfa dell’albero. Adesso ho tanti simboli nuovi, vivi, pulsanti, a fare quello per cui nascono i simboli: ricordare. Ma mentre ci sono simboli che usiamo come memoriale di un passato ormai andato, al quale inconsciamente ci aggrappiamo perché forse non lo abbiamo superato del tutto, altri sono lì a condensare qualcosa di attuale, che viviamo, esattamente come un figlio può essere il simbolo dell’amore per una persona, rinnovato ogni giorno.

Da oggi, per me è un nuovo inizio, un nuovo cassetto. Ho fatto la pace col mio passato e non ho più nostalgia. Corro alleggerito verso il mio futuro. Io, l’uomo dell’infinito digerire e dei continui ricordi, da oggi non ho più fantasmi.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 11 del mese 12 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Alchimia

Alchimia.

Qualcosa che non è più solo superstiziosa magia, ma neppure scienza esatta. Un caos fluido, da cui non sai cosa aspettarti.

Seduto al tavolo dell’Alchimia osservo la mia pietra filosofale. E comprendo che l’errore non era chiedersi se esistesse o meno, ma pensare che ne esistesse una in grado di andar bene per tutti e tutto. Unica è solo la regola: capisci che è la tua pietra quando ti trasforma il piombo dei tuoi limiti nell’oro dei tuoi sogni più arditi.

Da bambino mi colpì molto una poesia di Rodari: parla di un cervo testardo che prova sempre a smantellare a cornate il proprio steccato. Finché il padrone, stanco, non segò le corna. Al cervo non importò: potevano prendersi le corna sulla testa, ma non certo le idee, dentro. Solo adesso la comprendo appieno. Ci sono cose, dentro, che niente e nessuno potrà mai portarci via, qualsiasi cosa succeda. Questi giorni trascorsi, anche se piccoli rispetto al desiderio che li ha prodotti, non me li porterà via proprio nessuno.

Perché mi hanno insegnato che "non occorre guardare per vedere lontano".

Ci sono viaggi che durano tanto, e quando torni a casa sei contento, e trovi tutto come prima. Ci sono viaggi che durano molto poco, eppure quando torni a casa nulla è come lo avevi lasciato. Forse nessuno ha notato la tua assenza, ma il punto è che tu non sei più lo stesso.

"Alla luce dell’aurora, pochi eccelsi privilegiati".

Io c’ero.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 4 del mese 11 dell'anno 2007. Nessun commento — .

TrinacriaCamp End

TrinacriaCamp concluso. Un altro piccolo traguardo di questo anno che volge verso il tramonto. Vorrei fare una checklist delle cose positive.

1) Ho preso parte ad un barcamp

2) Ho conosciuto un sacco di persone nuove, con cui ho condiviso bei momenti e ho stretto legami che sopravviveranno allo stesso TrinacriaCamp

3) Ho parlato dal vivo con persone che leggo con piacere

4) Mi hanno "sistemato" l’iTouch che adesso ha un fottio di roba

5) Ho scoperto diverse cose che potevo fare meglio

Edit: non posso non citare il piacere di aver condiviso una giornata con l’ottimo Manfrys.

Ed ultimo, ma non meno importante, ho scoperto che nonostante il piacere e la soddisfazione di un momento a lungo atteso e pianificato, che ha drenato risorse cerebrali e non, in modo consistente, ci sono piccoli momenti legati a persone così speciali da riuscire, in un battito di ciglia, a farti dimenticare persino di dove sei. E va bene così, anche davanti ai limiti, col sorriso sul viso, perché anche se non andasse bene è già un successo essere arrivati qui…

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Arcobaleno

Foto: Stig Nygaard

Oggi c’era l’arcobaleno. Una cosa netta ed intera, tutto lo spettro visibile. Una cosa così portentosa quanto lontana, impalpabile. E di colpo ti accorgi che anche dopo la pioggia più furiosa, spunta il sole. E soprattutto che senza quella pioggia non avresti l’arcobaleno. Molto yin-yang, ma il punto non è sapere che l’arcobaleno per esistere richiede il temporale. Il punto è viverlo, esserne consapevoli dentro. Senza commettere l’errore di sorridere appena, perché ogni gioia contiene dentro i semi della sofferenza, ma anzi sorridendo ancora di più per gustarsela appiena quella gioia. Domani altri temporali ed altri arcobaleni, ma il domani è solo un altro oggi. E vivere oggi, così com’é è l’arte più difficile che conosca.

Mi piace pensare che non esistano cose giuste o sbagliate in sé, ma solo maialini rosa, che ti rendono felice. Tutte le cadute sono state dolorose e rovinose, ma è anche vero che mi hanno fatto rotolare fin qui. Forse domani altre cadute, o forse no. O forse X. Però c’é sempre la felice consapevolezza di un domani sempre da vivere, da guadagnarsi. Neruda scrisse che "soltanto l’ardente pazienza porterà al conseguimento di una splendida felicità". E la mia pazienza arde. Spero abbastanza. Spero che quel poco che ho dentro mi regali ancora l’opportunità di imbucarmi nella vita di persone speciali, che arricchiscono i miei giorni sorridendo di arcobaleno.

Cerchi l’anima gemella o vuoi smettere di amare? Fatti aiutare dagli esperti del TrinacriaCamp!

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 21 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Diamanti e Grafiti

Contrariamente alla norma, questo post è dedicato ad una persona. Una persona che scomparisse anche domani avrà sempre la mia gratitudine per la capacità che ha di tirare fuori aspetti di me che mi piacciono in un periodo in cui venivano a galla spontaneamente i peggiori. Senza chiedere.

La grafite ed il diamante sono entrambi fatti di carbonio. E’ la stessa cosa, eppure così diversa. La diversità sta nel fatto che il carbonio che diventa diamante è sottoposto a pressioni incredibili per lungo tempo. Stessa cosa, sottoposta a traumi diversi. Quella che vive l’esperienza più dura diventa un oggetto di incomparabile bellezza. L’altra la usi per scrivere. Non c’é modo di prevedere il processo, né di riprodurlo.

Ognuno di noi ha un futuro in testa. Sembra essere una qualità insopprimibile dell’essere umano, quella di proiettarsi nel futuro con desideri e progetti. Solo che occorre non dimenticarsi che tutto è un susseguirsi di momenti. Solo che occorre ruscire a non permettere a passato e futuro di inquinare le sensazioni del presente. Che è l’unica cosa reale, perché la stiamo vivendo.

Il carbonio non sceglie di diventare diamante o grafite. Vive i suoi momenti giorno per giorno. Finché dopo un’attesa che non è tale, perché lui non progettava di andare da nessuna parte, si sveglia diamante. Lui è sé stesso, gli eventi gli presentano delle opportunità che colte o meno, faranno di lui quello che diventerà.

Non so se diventerò diamante o grafite. Mi godo i sommovimenti interiori. A volte dolorosi, ma il seme deve rompersi per far uscire i germogli. Sono felice di questo periodo. E non credo neppure per un attimo che questa mia felicità dipenda dalle scelte di qualcun altro. Certo da qualcuno dipende l’opportunità incredibile che ho di tirarla fuori, di amplificarla, di stare bene. Nessuno è responsabile per le scelte che faccio. Non mi interessa rendere le cose né semplici né difficili. Mi interessa solo sapere che ogni parola o gesto sia voluto, desiderato.

C’è un solo modo per sapere se una strada è la tua, ed è percorrerla, non speculare su dove potrebbe portare. Costruirsi il futuro non significa asfaltare i prati incolti del presente con il bitume nero delle proprie seghe mentali. Significa osservare il terreno, vedere dove pende dolcemente e dove si innalza aspro. Significa sfruttare le onde per navigare verso le proprie mete. Non hai potestà sulle onde, quelle le muove il destino. Ma hai potestà sulla tua barca, e puoi decidere di accettare il rischio e la sfida, e se scoprirai che non ne valeva la pena, che non era la tua rotta, ti resta sempre il sorriso che fiorisce sul volto ogni volta che ripenserai alla traversata. Perché anche quelle più faticose e dolorose, lasciano sempre un ricordo positivo. Come di mali necessari per crescere.

Io sono un bonsai, un’esistenza mai finita, che si evolve sempre e che richiede costante impegno. Ma non cerco un giardiniere, che mi faccia bello o giusto, ma un terreno che si lasci abbracciare dalle mie contorte e brutte radici. Ma non ho fretta, perché voglio che tutto diventi diamante. Non mi interessa qualcuno che elimini il buio dalle mie giornate, ma qualcuno che passi questo buio con me e mi regali il suo. Non cerco risposte e non chiedo nulla. Mi metto solo in fila per la mia razione quotidiana. Non pretendo di andar bene né di essere la soluzione a qualcosa. Ho le mie altezze e le mie depressioni, come tutti. Non mi chiedo quando, perché, come. Ma solo: lo voglio?

E la risposta è scritta giorno per giorno con una X dentro un quadratino disegnato con la grafite su un foglio di carta. Giorno dopo giorno diventerà un diamante? Cos’é vivere se non scoprire la risposta?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 17 del mese 10 dell'anno 2007. Un commento — .

Trucco o Magia?

Mi sono sempre chiesto: i miracoli, la magia, esistono davvero?

Intendo dire che ti rendi conto dell’esistenza di due persone: quelli che si bevono tutto, credendo che ogni cosa sia magica, e quelli che smontano tutto, convinti che dietro ogni miracolo ci sia il trucco. Non tutti i miracoli e non tutte le magie sono reali. Alcune saranno pure illusioni. Molti dei momenti che chiamiamo magici, lo sono perché in realtà dentro di noi sentiamo la terribile nostalgia della magia. Personalmente distinguo la magia dal fatto che è inaspettata e soprattuto razionalmente non apprezzata. E’ quando ho tutti i motivi razionali per credere assolutamente che quella cosa non può avere un futuro, che quella emozione non dovrebbe essere lì, che quella sensazione è fuori posto, è allora che sentendomi bene, chiamo tutto questo magia. Le magie forse non sono fatte per durare per sempre. E neppure necessariamente i miracoli sono tali per tutte le persone coinvolte. Il fatto che sia tutto razionalmente da auswitzare, lo rende ancora più delizioso. Un fiore ti delizia la vista: forse che il fatto che lui non sappia quanto ti faccia stare bene, sottrae qualcosa alla tua delizia?

Credere che tutto sia magico o che nulla lo sia è la stessa cosa: significa restare alla buccia. Significa rinunciare a scoprire se la pelle al tatto è come si presenta alla vista. Significa accontentarsi di una carezza col pensiero. Significa non sporcarsi le mani, non sbagliare. Significa riempirsi la bocca di una parola che non si conosce. Significa in ultima analisi credere che la magia sia qualcosa di esteriore, fuori da noi. Non esiste magia senza di noi, ognuno è parte e motore della propria magia. I miracoli ti piovono addosso costantemente, ma sotto l’ombrello, non senti nulla. Capire la magia significa riconoscere che ha un suo tempo, un suo ritmo ed una sua profondità. Saper vivere la magia significa riuscire a goderne senza attaccarcisi, senza muovere un passo in più dopo il termine della musica, ma neppure restare a bordo pista mentre questa suona. Essenziale, per la magia, è qualcuno che sappia ballare con te. Uguale a te o diverso da te? Che senso ha chiederselo? Lo vedi subito se il ballo funziona. E’ solo ritmo. La differenza fra alba ed aurora è sottile. Ma esiste…

Cerchi video porno di Jenna Jameson? Meglio venire al TrinacriaCamp!

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 10 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .

L’Arte dei Bambini

Una delle cose che mi piace dei bambini è che non si stanno mai zitti quando dovrebbero, hanno sempre qualcosa da mostrarti quando non vuoi avere le palle rotte, e spesso si tratta di qualcosa che reputeresti per nulla degno di nota, anzi quasi fastidioso, come un cornetto algida incartato due volte. Eppure proprio mentre sei in preda all’incazzatura più profonda perché quello che stai facendo non ti riesce e sono ormai ore che tenti, ecco che in barba a tutti i tuoi cruenti avvertimenti continuano a romperti le palle. Finché mentre urli non ti escono una faccia stupita che ti riporta alla realtà. In fondo il deficiente sei tu, che ti accanisci su una scatola di plastica che non vuole funzionare, prendendoti troppo sul serio. Sorridere quando c’é qualcosa che ti fa sorridere è natura. Sorridere in faccia a tutto quello che il sorriso cerca di togliertelo, è arte. L’arte dei bambini. Il segreto e non prendersi troppo sul serio. Cosa che a volte i bambini ci ricordano, perché l’abbiamo dimenticata.

PS continuando a seguire la mia vena (Vi ricordate questo?) un po’ scorretta (per alcuni blasfema), ho deciso di incorniciare in una bella e massiccia cornice di legno intagliato, una mia foto fotoshoppata, che qualcuno ricorderà senz’altro. Non è stupenda? E’ il mio personale tributo alla giornata di oggi: giocare con le cose senza pensare che siano un gioco.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 4 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Van Der Waals

Alla fine sul blog ci scrivo lo stesso. E ci scrivo per parlare di una delle cose che della fisica mi hanno affascinato di più: le forze di Van Der Waals. Queste forze contemplano sia una componente attrattiva che repulsiva. Dipende dalla distanza. Ad una certa distanza le particelle si attraggono, superata una certa soglia, si respingono. Insomma, è una questione di misura.

Mi ha sempre suggestionato perché credo che così sia fra le persone: l’attrazione ci guida fino ad una certa soglia, e dopo arriva la repulsione. Con qualcuno si crea quell’alchimia unica che è la fusione, ma un’attrazione via via maggiore non significa necessariamente unione. C’é un punto di equilibrio oltre il quale inizia la repulsione e prima del quale si è ancora vittime dell’attrazione.

Sono sempre stato fatalista su questo. Se le cose stanno davvero così, tanto vale lasciarsi andare all’attrazione senza aspettative, e stare a vedere cosa succede. Seppure razionale non ho mai amato lasciarmi andare sempre e comunque. In realtà la forza di attrazione ha diverse intensità a seconda dei casi. Così ti capita a volte di sentire che stai letteralmente volando a gran velocità ed altre che invece cammini stentando. Dipende forse da noi stessi? Non credo. Dipende dalla magia di quella forza. E allora, che senso ha stare a pensarci su? A volte mi risulta davvero difficile usare il cervello. E non è un bene per nulla. Finora l’ho opposto egregiamente a diverse persone, soprattutto ultimamente, persone che mi conoscono che ci hanno lavorato su.

Qualcosa ha messo a soqquadro le sinapsi. E non capisco cosa. Mi ci arrovello come un deficiente, perché sembra tutto in ordine, funziono come sempre. Sono euforico senza un cazzo di motivo. Va tutto sempre come prima, non male ma neppure bene, eppure io non sono come prima. E sostanzialmente non è cambiato nulla. Mi inebetisco a scherzare per ore chiaccherando. Credo di essere allo stadio terminale della follia. Mi viene da riderne persino adesso che scrivo. Perché? Perché è grottesco, so che non ha alcuna prospettiva tutto questo eppure mi fa stare bene. Credo che i momenti di merda siano funzionali a darti il coraggio di immergerti in situazioni in cui non avresti intinto neppure l’alluce. E così, con un "non ho nulla da perdere" sulle labbra, mi tuffo, dimentico di tutto e tutti, deludendo aspettative e pretese, verso quella soglia di repulsione.

Il bello per un segaiolo mentale e bastardo provocatore come me, è sognare di nascosto mentre la razionalità è uscita a fare la spesa. Secondo me quando torna si incazza.

**Scusate taonto. E’ che sono contentao. Perchè? Non lo so. Ma che importaonza ha?**

Oddio, e se ci fossi rimasto? Mmmmm, chi io? Naaaaa impossibile. Però…

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 4 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Trasloco

Ho già scritto un post con questo titolo, se non ricordo male.

Ho appena finito di sistemare (in sole 18 ore) quella che per un anno sarà la mia nuova dimora. La cosa bella dei traslochi è sistemare tutti i pezzi nel nuovo alloggio, scopri oggetti che avevi quasi dimenticato tanto erano nascosti oppure in vista ma ormai ingrigiti dall’abitudine. E’ un momento in cui decidi che puoi fare a meno di certe cose, di valorizzarne altre, di inserirne di nuove. E la cosa più importante è che non si tratta solo di oggetti: ogni cosa è associata ad una persona, un’emozione, un’esperienza. Ogni libro che ho riposto, ogni foto che ho riappiccicato, ogni soprammobile che ho spolverato: la mia vita in rewind, per istanti. Momenti densi.

Soprattutto aprire un dato cassetto dentro al quale ripongo le cose più importanti, che sedimentano per accumulo senza mai essere rivangate, salvo raramente, perché coi bei ricordi andati non mi sono mai trovato a mio agio. Oggi ho contato una per una le mie cicatrici, ho rivissuto, ho sorriso, ho quasi pianto. Di nuovo. Ma soprattutto ho amato. Ho amato ogni singola persona che è entrata nella mia vita e ha lasciato qualcosa di sé dentro quel cassetto. Anche se poi ne è uscita, quel cassetto è la testimonianza che non ho sognato.

Non l’avevo mai detto, ma non solo ho ancora le foto, ho pure conservato ogni singolo post-it. E sono davvero tanti. La vita può essere dura a volte, ti disorienta. Sapere chi sei e avere memoria del tuo passato, è come una coperta calda nelle notte invernali. Il freddo c’é ancora, ma fa meno male.

OT: Ieri sera una serata pazzesca. Non per quello che si è fatto, ma per la compagnia. Era molto, moltissimo tempo che non mi perdevo completamente in una discussione. Trovo siano cose rare. E dunque persone speciali. Sono grato ha chi ha permesso che una simile meteora attraversasse il mio cielo notturno. A volte sono proprio le persone che non vedrai mai più, in un incontro casuale, che ti danno la pedata verso la giusta direzione…

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 29 del mese 09 dell'anno 2007. Nessun commento — .

Tre Cose

Appena rientrato, spossato ma appagato, mi concedo infine il lusso di scrivere più delle due righe che in questi giorni ho potuto dedicare al blog. Da questi tre giorni ho imparato molto. La prima cosa che ho imparato è che al di là dei ruoli in cui la vita ci confina, ognuno di noi è una persona, con pregi e difetti, ma che vale la pena di essere vissuta. La seconda è che l’arte di cogliere l’attimo è fatta della capacità di non pensare troppo alle cose e seguire l’istinto essendo onesti con sé stessi. La terza è che per ogni persona che mi detesta ne esistono due che mi vogliono bene o al minimo mi stim(ol)ano.

Non ho sempre fatto le scelte migliori o più appropiate. Ma sono felice di poter dire che mi sono sempre sforzato di seguire la mia strada con onestà e sincerità. Questo mi renderà antipatico, logorroico, poco riservato, deprecato, obliato e non rimpianto. Ma alla fine giungo alla conclusione naturale delle tre cose che ho imparato: starci su a ragionare è poco sensato, alla fine la scelta è sempre e solo una: prendere o lasciare. Così com’é.

OT: ho trovato una parola nuova e portentosa. Mamihlapinatapai. E mi tuffo in un attimo nel flusso dei ricordi, indietro nel tempo, a due maestri di tui shou che rischiano di morire nell’attesa di una mossa dell’avversario, sul letto, col passato ingiallito ed il futuro ancora bianco. Non sulla carta, quel futuro ormai passato, fu scritto. Peccato non sia durato comunque.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 09 dell'anno 2007. Nessun commento — .