Ci sono volte in cui mi sento felice, senza una ragione ben precisa. Sicuramente avrete provato anche voi una sensazione simile. E’ come starnutire: ti prende d’improvviso e senza una ragione particolare. Ti contagia anche se non hai motivi specifici di essere soddisfatto o allegro. Ma è una felicità particolare, aggressiva e contagiosa. Ti fa cantare a squarciagola, ti fa sentire ebbro di meraviglia. Una felicità non radicata in nulla e quindi infondata, inspiegata, disinteressata, irrazionale: felicità meravigliosamente folle.
Wonderfoolicity.
Preservare questa meravigliosa follicità contro gli assalti della realtà ragionata e razionale. Preservare il fecondo seme del caos che si nasconde nel fertile terreno della follia. Preservare la possibilità di regalare al mondo qualcosa che non sia la controprestazione di nulla, che magari non interessa a nessuno perché nessuno la richiede, che magari è spreco nel senso che nessuno la vuole, la utilizza o la collega ad un bisogno. Ma non è spreco, è traboccare. E’ essere pieni e oltre. E’ sentirsi vivi, e oltre. E’ essere senza che ce ne sia necessità. E’ vita allo stato puro.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 28 del mese 12 dell'anno 2008. 4 commenti — .
Nei giorni successivi all’annuncio della chiusura del blog sono stato bombardato di richieste di spiegazioni (ed in qualche caso “insulti”). Ringrazio tutti per la stima dimostrata nelle diverse forma, ma non avevo comunque alcuna idea di chiudere il blog, cioé stavo solo scherzando, senza rinunciare a provocare, come sempre.
Sono stato impegnato in diverse cose, alcune delle quali annuncerò nel corso del 2009: gli studi sono finiti e finalmente posso usare il mio tempo per esplorare idee e sogni, invece di impiegarlo per imparare a memoria stronzate universitarie.
Il 2008 sta per finire, è tempo di bilanci al volo. Di certo è stato un anno incredibile: così pieno di cose belle e brutte in egual misura che non so proprio giudicarlo, un po’ come una strada in salita che pur essendo faticosa (e proprio per questo), ti regala un panorama stupendo. La mia vita è radicalmente cambiata, fine degli studi, rivoluzioni sul lavoro e una nuova città: Milano. Non so cosa mi riservera il 2009, ma mi sento carico, un po’ come alla fine di una lunga salita quando senti che la strada deve prima o poi trasformarsi in discesa.
Ancora una volta sono le persone che fanno la differenza: quelle che ho vissuto, che vivo e che vivrò. Quello che poi ti resta dentro sono i loro volti, sapori, voci e le sensamozioni che mi hanno regalato. Vorrei idealmente abbracciare tutti.
Buon quello che volete a tutti.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 12 dell'anno 2008. 6 commenti — .
Come qualcuno si sarà accorto dal post immediatamente precedente, ho appena finito di leggere La Timidezza delle Rose di Serdar Ozkan.
Sto cercando di capire bene cosa mi ha lasciato questo libro. Sicuramente avendolo appena finito, ho dentro un cumulo di emozioni e sensazioni che forse andrebbero osservate dopo qualche giorno di sedimentazione. Eppure non sarebbe lo stesso.
Il libro in sé mi ha preso leggendolo: l’incipit l’ho trovato abbastanza banale, e dal lato "tecnico" l’autore non è granché. Sarà che avevo appena finito un Pennac. Ma un libro è una storia, e come tutte le storie non si esauriscono nel modo con cui vengono raccontate, anche il valore di un libro non si esaurisce nella tecnica dell’autore o nella grafica della copertina.
La storia è bella. Principalmente per due motivi. Il primo è che affronta un tema – quello della conoscenza di sé e della pacificazione delle proprie contraddizioni – in cui è facile incartarsi o peggio diventare banali e melensi, eppure il libro riesce ad evitare bene entrambe le cose. Il secondo motivo per cui l’ho apprezzato è legato alla qualità contenutistica degli aneddoti e delle storie che propone nel corso della trama principale. Se lo svolgersi della trama non è all’altezza di grandi autori, i contenuti e i momenti creati sono densi di significato.
Ma il motivo per cui sono felicemente scombussolato dalle sue pagine, riguarda una cosa in cui credo, che il libro ripropone. E che viene riassunta da Coelho con la convinzione che tutto intorno a noi ci parli, se e solo se predisponiamo l’orecchio all’ascolto. Ho lasciato tutto quello che avevo accumulato e sono partito verso l’ignoto. L’ho fatto serenamente con l’occasione di cercare risposta ad una domanda che altrettanto serenamente era il momento di farmi, nell’ottica che la risposta a certe domande sia già contenuta nel cercare. Ho avuto in regalo questo libro, scelto senza essere stato letto, che mi ha ricordato una cosa ben precisa che nella mia ricerca ho teso inconsciamente ad obliare. Un po’ come se mi avessero letto i pensieri messi in fondo. Un po’ come quando torni a casa con la voglia di mangiare una cosa ben specifica e trovi che qualcun altro senza saperlo aveva cucinato giusto quello.
Insomma: una bella lettura (nel post immediatamente precedente a questo ho riportato una citazione che a mio parere vale da sola l’acquisto).
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 5 del mese 12 dell'anno 2008. 2 commenti — .
Arrivato. Comunico che sono sano, salvo e felice. Sopravvissuto egregiamente all’accoglienza bagnata di Milano, mi sono piazzato in quella che si candida ad essere la mia città per qualche tempo a venire.
Le impressioni sono molteplici, come potete ben immaginare. L’entusiasmo è alle stelle perché mi piacciono le cose nuove e questo post-laurea è un periodo di incredibile fermento per me. Nuova città, nuova vita, tante opportunità. Sono senza dubbio contento.
Entusiasmo a parte, un pensiero va alle persone che ho lasciato a Catania. Un pensiero che non mi limita, ma anzi mi da’ forza. Ci sono momenti in cui ti piove addosso merda. Adesso mi piove addosso solo acqua, e sono felice.
Tutto questo è la conferma, laddove occorresse, che la felicità non dipende dalle condizioni esterne, ma è un’attitudine interna, che se anche è aiutata da "inneschi" esterni, questi sono scintille che accendono la luce solo se trovano il combustibile predisposto. Allora anche le difficoltà si illuminano di una luce che le rende meravigliosamente attraenti, trasformandole da problemi in sfide.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 1 del mese 12 dell'anno 2008. Nessun commento — .
La prima radice è stoccato. Stoccato dall’alcol di ieri sera. Stoccato da una festicciola a sorpresa senza precedenti. Stoccato da una settimana senza precedenti. Stoccato in definitiva da una serie di emozioni intense che sembrano essersi date appuntamento tutte insieme alla fine del 2008, che per la cronaca, ha ancora più di un mese da respirare prima di abbandonarci (e molte altre emozioni in canna).
La seconda radice è stupito. Stupito dalla prima reale sorpresa inaspettata che io abbia mai ricevuto. Bella e completamente insospettata. Un’organizzazione terroristica perfetta nella sua improvvisazione. Una cosa che per quanto io ne stia continuando a scrivere cercando di descriverla e descrivermi, mi ha completamente lasciato senza parole. Stupito. Dall’enorme piacere che ti da’ vedere persone a cui vuoi bene, lì per te.
Un piccolo sorso di prosecco per l’uomo, una colossale sbronza di gioia per me.
Il mio grazie va a Claudio per non aver paccato, Noemi per essere la prova vivente che l’università almeno ti lascia delle belle persone, Elisa perché insieme la medaglia d’oro alle olimpiadi di Twister non ce la toglie nessuno, la mia quinta sorella Giulia, Gabriele perché al momento giusto c’é sempre, Franky & Miri per la loro costanza in quell’esperimento sociologico che tiene il mondo speranzoso e che si chiama amarsi ogni giorno, Claudio e Farizzo per l’hosting, Ignazio & Livia perché l’accoppiata saper cucinare e saper scegliere l’alcol li rende amici preziosissimi, Leandro perché c’é nei momenti che contano (e che bevono).
E poi, ovviamente, un abbraccio speciale va a mia sorella Sara e mio fratello Andrea oltre che ad Aurora. Perché sanno come rendermi felice.
E sanno pure che la prossima volta che staranno male o avranno un problema, anche se mi staranno morendo davanti, continuerò a credere che stiano fingendo.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 11 dell'anno 2008. Nessun commento — .
Ci sono momenti, piccoli, minuscoli, in cui si condensa quel qualcosa che vado cercando e mi riempie. Sono momenti che non riesco a governare, che mi fanno sentire qualcosa che non riesco pienamente ad afferare. Ma che esiste, e non so spiegare. Mi riempie di felicità sincera e genuina.
E’ molto difficile esprimerlo con le parole. Ma la sensazione è la stessa che provo a sentire questo breve First Rendez-vous di Tiersen.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 30 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .
Vado a letto tardi e domani la sveglia suonerà presto. E’ una serata come tante. Mi rigiro nel letto un’ora, allenarsi la sera ha la controindicazione che poi il corpo non si vuole acquietare. D’improvviso, alle 2.15, un lampo. Mi torna in mente una sera di 5 anni fa quasi, in un locale catanese, La Cartiera. Ero agli inizi, con persone che mi hanno accompagnato poi nel corso di questi cinque anni ormai quasi finiti. Niente di che, location come tante e quattro sbarbatelli entusiasti freschi di vittoria che sembrano voler fare a gara a chi ha collezionato un’esistenza più originale.
Ma la cosa che mi è tornata alla mente, non è stato tanto l’evento in sé. Le persone, i luoghi le discussioni. Che pure ricordo ancora oggi molto bene. Mi è tornata alla mente la sensazione. E’ stata una delle tante serate in cui ero felice. Totalmente felice. Senza pensieri per la testa se non la sensazione di sentirmi sulla vetta della montagna più alta dell’universo per il solo fatto di godere della possibilità di stare a pochi centimetri da due occhi che sarebbero stati per me poi molto importanti.
Quella sensazione di felicità l’ho provata altre volte. Mi scopro a cercarla oggi. Non che la mia vita non sia felice, sono soddisfatto e fortunato, vivo bene il mio tempo. Ma la differenza è la spensieratezza di cui ero pieno allora. Spero che la conclusione di questa fase della mia vita, che come molte conclusioni è molto concitata, mi possa restituire per un po’ un periodo di libertà, libertà come quella di allora, libertà eccitante come quella che provi davanti ad un foglio bianco tutto ancora da scrivere. Allora avevo un quaderno tutto bianco, le cui ultime pagine sto scrivendo oggi. Mi piacerebbe iniziarne presto uno nuovo. Ritrovando quell’entusiasmo e quella spensieratezza di allora.
Se ripenso a questi anni non posso che commuovermi innanzi alla sovrastante enormità della mia fortuna. Fortuna di aver vissuto cose grandiose e persone meravigliose. D’accordo, queste persone non ci sono più nella mia vita a dispetto delle promesse e dei desideri, e neppure è possibile congelare il tempo per rifarsi un rewind con moviola infinito dei momenti più belli. Ma forse è davvero questo a dare valore a queste cose. Di certo, per quanto possa aver pagato tanto tutto quello che ho avuto, mi sento alla fine di averci guadagnato.
Mi sono alzato vibrando di una sola parola: grazie.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 10 del mese 07 dell'anno 2008. Nessun commento — .
C’é qualcosa di poetico in un mondo che finisce. Credo che stia nel fatto che è davvero difficile discernere fra il momento in cui il vecchio muore e il nuovo nasce. Così difficile che in effetti "morire" e "nascere" sono due rozze esemplificazioni di una realtà molto più sfumata. Vedere qualcuno che si affaccia per la prima volta su quello che tu lasci, che ti ricorda il tuo entusiasmo. E nel frattempo essere consapevole che quello che tu lasci non esiste più, almeno non nei termini in cui tu l’hai vissuto, perché le esperienze le fanno le persone.
E’ un momento gravido. Gravido di cambiamenti che non puoi ancora dire che faccia avranno, ma che senti già scalciare dentro di te. E’ un momento in cui il futuro non è ancora nato, ma già lo senti crescere ed ingombrare dentro di te. Soprattutto è un momento in cui se trattengo il respiro, sento respirare qualcun’altro. Qualcun’altro che è lo specchio del mio cambiamento. Qualcun’altro che quando agita le palpebre dissipa le mie inquietudini.
Il nuovo che ingravida. Il nuovo che apanza.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 4 del mese 07 dell'anno 2008. Nessun commento — .
Occorrerebbe qui uno di quei post-marmellata, in cui si ficcano dentro più giorni e si frullano esperienze diverse in un’unica pappina. Dovrei parlare di cose che avevo in mente di scrivere. Dell’utilità dei libri regalati anche se doppioni. Di Sweeney Todd. Di come ci si sente ad importare 6000+ foto in iPhoto, solleticando i neuroni più remoti che rivangano passati lontani.
Ma non amo i post-marmellata.
Piuttosto mi soffermo su una impressione, ancora una volta neologismo alla mano: Meredulo. Meravigliato ed incredulo osservo il mio presente, nel bene e nel male, con il cuore che palpita e il cervello che dice: ma tutto questo sta succedendo a me? Se mi fermo un attimo mi rendo conto di quanta strada ho fatto, spesso alla velocità di chi fugge. Mi sento come d’autunno dalle parti del monte Santa Maria sull’Etna, mentre attraverso una enorme colata solidificata che fluisce solida dalla vetta fino a valle tagliando in due boschi e sentieri. Uno scuro fiume roccioso circondato da arancio-violetto fogliame. Piccolo, sorpreso, eccitato. Meredulo.
Tanta strada dietro, tantissima ancora davanti. Felice per la compagnia, estasiato dai colori del presente.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 3 del mese 03 dell'anno 2008. Nessun commento — .
Una nuova parola coniata per esprimere uno stupore che ti fa sentire stupido. Stupito, perché mai immaginavi tanto benessere. Stupido, perché ti viene da cose che deridevi. E così l’89 dei propri limiti concettuali diventa il ’68 delle cose mai tentate, e che inaspettatamente riescono. In realtà la stupitità è qualcosa da maneggiare con cura: non dipende infatti dalle cose in sé, ma piuttosto sono le persone in grado di stupitirti. Queste sono persone preziose, perché riescono a tirare fuori da te qualcosa che neppure sospettavi di avere dentro.
Lo stilnovo celebrava la donna angelicata, salvifico accesso al trascendente, l’amore per qualcuno in grado quasi di cancellare e trasfigurare il tuo passato, che inevitabilmente è la carta d’intentità di quello che sei.
Stupitità. Essere trasformati da quello che si prova per qualcuno (stupore) scoprendosi dentro qualcosa che non si era mai riusciti ad essere (stupidità).
Post dedicato all’elfo merenda.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 3 del mese 01 dell'anno 2008. Nessun commento — .