Questo è il blog provvisorio di Mushin. Leggi qui per saperne di più.

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2010

Tanti auguri di buon anno.

Inizio dalla parte scontata perché è più semplice.

In realtà questo post doveva essere nell’idea originaria il titolo di coda del mio 2009, una summa poco teologia e molto pratica come se ne dovrebbero fare in questo momento così magico che è Capodanno. Magico come l’istante in cui l’inspirazione diventa espirazione ed il miracolo del respiro si ripete.

Il mio bilancio mi soddisfa. Ho vissuto pienamente alti e bassi, e come un surfista sulle sue onde, me la sono giocata e mi sono divertito, fra cadute ed onde memorabili.

Esattamente un anno fa, ad inizio 2009 stavo seduto ad immaginare l’anno appena vissuto. Mi vedevo intento a coltivare e far crescere il mio albero, così voluto, così pianificato. Ed ecco che questo brucia, contro ogni mia volontà, in beffa ad ogni sforzo.

Dalle sue ceneri, concimate con le lacrime del mio dolore è venuto fuori un piccolo bosco.

Ogni albero nuovo e inaspettato sono le persone che ho incontrato o ritrovato in questo anno. Scarto l’idea di una lista perché sarebbe davvero lunga. Un anno incredibile, proprio perché nulla è andato come mi aspettavo. Un anno pieno di affetto ed emozioni solide in mezzo a tanta precarietà. Un anno che mi ha fatto scoprire l’importanza delle persone, delle relazioni incondizionate, delle passioni autentiche.

Abbozzando la lista mi sono stupito di quante persone avrei da ringraziare, di quante persone hanno condiviso con me piccole gioie e momenti difficili. Nel buio delle difficoltà spesso ci lamentiamo di non avere la luna in cielo a fare chiaro, ma è quando la luna si nasconde che il cielo si accende di luce autentica.

Ho avuto un 2009 felice ma non facile e apparecchio la tavola di questo 2010 con ancora tanto appetito.

Grazie ad ognuno di voi che ha fatto parte del mio 2009, grazie a tutti quelli di voi che ci vorranno essere anche in questo 2010.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 2 del mese 01 dell'anno 2010. 2 commenti — .

Sono Incredibilmente Ricco

504421590 6114400365 o Sono Incredibilmente Ricco

Oggi non sono riuscito a concludere molto. Ci sono momenti che non riesci a fare nulla e anche non fare nulla ti risulta insopportabile. Prendendomi un giorno di pausa mentale, mi sono buttato su Flickr a navigare in mezzo a 4 anni di foto.

Una delle cose che i social media di permettono di fare è creare un’enorme archivio di momenti vissuti.

Riguardando foto passate non posso che constatare due cose: la prima è che pochissime di quelle persone fanno ancora parte della mia vita ora, e che moltissime di quelle coppie non sono più tali. La seconda, più importante, è che ognuno di quei momenti mi ha riempito. Ho avuto finora una vita sorprendentemente fortunata e felice. E mi sento ricco. Di una ricchezza che i soldi sono carta straccia.

La gioia di ieri è il vento in poppa di oggi.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 14 del mese 11 dell'anno 2009. 3 commenti — .

Singing in Viale Jenner

Ci sono canzoni o melodie che sono colonne sonore perfette per taluni momenti e certe situazioni. Poi ci sono luoghi e situazioni che sembrano essere disegnati apposta per una canzone. Magari hai ascoltato quella canzone miliardi di volte, ma improvvisamente una sera, in un definito punto dell’Universo quella canzone fiorisce.

Tocca l’apice in un istante e sembra che luogo e canzone siano ritmo e melodia della stessa musica. E’ così da Maciachini a Farini, se passate ascoltando High and Dry. Un sabato notte. E tutto il maghreb di Viale Jenner mi osserva sospettoso da un lato, mentre dall’altro lato gli impasticcati evasi dall’Alcatraz mi attraversano con lo sguardo come fossi soltanto uno dei loro tanti fantasmi colorati. In mezzo un’onda che sparge Radiohead in un inglese riarrangiato.

La felicità è un lusso che non si compra con il denaro ed è più difficile da coltivare della marijuana. Ma è alla portata di chi conosce la risposta a questa domanda: vale la pena di smettere di sognare solo perché ci si dovrà svegliare?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 10 dell'anno 2009. Nessun commento — .

Chimera e la Mia Barba

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Chimera è un nuovo progetto a cui sto lavorando in segreto con altri fidati compagni di viaggio. Meno di dieci persone ne conoscono l’esistenza e solo 4 hanno un’idea di cosa sarà davvero.

Ma Chimera è anche il nome che potrei dare a questo mio periodo. Un periodo fluido e denso di colpi di scena quasi quotidiani. Di quelli che non ti aspetti. Chimera, come l’animale mitologico popolare nei bestiari. Chimera, come qualcosa che è tante cose differenti allo stesso tempo. Al punto che non sai cosa sia.

E’ un periodo oggettivamente pieno di difficoltà, eppure sono felice. Sento che dentro mi è ritornata quella incontenibile voglia di fare, di essere, di sfidare di correre, di combattere. Ho la voglia di fiorire, con impeto, come dopo un inverno passato a covare sotto la neve. Ho voglia di mordere, bruciare, consumare, cadere, rialzarmi e ricominciare. L’autunno è alle porte, ma la mia primavera inizia adesso.

La seconda parte del titolo del post parla della mia barba, perché mentre ero alla ricerca di un metodo innovativo per tracciare lo sviluppo del progetto, avendo scartato l’ipotesi tatuaggio e l’ipotesi delle lame, ne ho trovato uno che ho deciso di adottare: finché il progetto non avrà raggiunto la milestone che ho deciso, non mi taglierò più la barba. Chi mi conosce sa che porto con sofferenza la barba. Ed in effetti ho iniziato a grattarmi come un barboncino. In foto la mia barba dopo 7 giorni. Diventerò talebano? ;)

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 7 del mese 09 dell'anno 2009. Un commento — .

Estate

185075930 f89339dec0 Estate

Quando ero bambino l’estate aveva un sapore magico. Senza nome. Era un misto fra la scoperta di mondi nuovi e la serenità di un tempo che passa senza essere contato. Questa estate che ormai si appresta a lasciarmi è stata quella che più mi ha regalato simili emozioni. Ringraziare tutti quelli che ne hanno fatto parte, e tutte le emozioni grandi e piccole che mi hanno dato, sarebbe davvero difficile. Così pochi mesi e così tante persone.

Sarà l’ingratitudine dell’ultimo morso, ma finora ho cavalcato queste emozioni, alcune anche molto grandi, senza esserne disarcionato. Mi manca quella sorpresa, quell’ultimo piccolo gesto che riassume e condensa un’estate, che vive eterno della fine quotidiana di tante emozioni che proprio per questo, anziché svanire si alimentano sempre, come fiumi che morendo in mare aperto diventano acque immortali.

Voglio entrare in settembre con il sapore incredulo della meraviglia che ti disarciona. Vorrei che questa benedizione di abbondanza si fotografasse in un  ricordo sintetico, vorrei sentire di nuovo quell’impeto che dal petto muove ed è in grado di creare nuovi mondi.

Voglio essere ancora di più seppellito nella sabbia di questa estate, voglio solo la bocca fuori per continuare a ridere mentre l’oceano azzurro si nasconde, la sabbia bionda mi solletica le narici e la fiducia nel futuro mi abbraccia.

Qualsiasi cosa sarà domani, i momenti sono eterni, perché sono morti oggi.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 21 del mese 08 dell'anno 2009. 5 commenti — .

Le Storie

2385372657 10e6d4af04 Le Storie

Nonostante io scriva solo per me, a volte capita che dedichi i miei pensieri a qualcuno, come nel caso di Sofia. Il post che segue vorrei pure dedicarlo a qualcuno, alcune persone che in questi ultimi due mesi ho conosciuto, o che conoscevo da tempo. Persone la cui vicinanza simultanea, così differente e così densa di sfide molto diverse, mi ha fatto scoprire cose nuove di me e della storia che sono. Spesso, anche se inconsapevolmente, siamo specchio per gli altri. Queste specchi sono (stati) per me G. A. e F. a loro va la mia gratitudine, pur essendo io una macchia di inchiostro nelle loro, di storie. E proprio per questo.

Tutti noi viviamo storie, tutti noi siamo storie. Ci innamoriamo delle storie, cerchiamo la poesia e la troviamo in una storia raccontata bene, di bell’aspetto o con una trama originale. Viviamo assuefazioni da storie, che ci spingono fra le braccia di altre storie, diverse dalle prime.

Ci sono storie belle e brutte, storie di successo e storie stereotipate. Ci sono storie uguali a tante altre e storie che rifulgono nell’omogeneità come stelle di notte. Ci sono storie immobili come astri per una vita che poi si accendono in modo repentino e spettacolare per regalare un ultimo istante colmo di quell’intensità che ha riposato quieta per troppo tempo.

Il problema non è che ci innamoriamo delle storie, ma che qualcuno non sa che l’essere umano è una storia. Il dramma è quando non riusciamo a vedere che una storia si prende o si lascia, non si cambia. Una storia piace o non piace, ma non si riscrive.

Forse ci sono storie scritte a quattro mani, ma di certo non esistono storie scritte in brutta copia prima di essere vissute.

Ci sono storie dentro le storie, alcune le sto vivendo adesso e non so che finale avranno. Sono episodi della trama principale. Sono esse stesse trama. Alcune di queste storie sono storie avventurose, attive, non scontate e che nascondono misteri dietro apparenze semplici. Mi piacciono queste storie, ma il tempo per viverle giunge al termine, e presto mi troverò immerso in altre storie. Resterà la gratitudine ed il piacere per averle sfiorate con gli occhi.

Resterà forse il rimpianto di aver desiderato un pagina in più, più a fondo nel libro. Ma in fondo le storie, esattamente come le persone, non vanno forzate. Se il tuo ruolo è quello della comparsa, è saggio onorare la storia senza cercare di essere protagonista, accentando il finale che la storia ha in serbo per te. Che è poi l’incipit di una nuova storia, diversa.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 10 del mese 08 dell'anno 2009. Nessun commento — .

Wonderfoolicity

Ci sono volte in cui mi sento felice, senza una ragione ben precisa. Sicuramente avrete provato anche voi una sensazione simile. E’ come starnutire: ti prende d’improvviso e senza una ragione particolare. Ti contagia anche se non hai motivi specifici di essere soddisfatto o allegro. Ma è una felicità particolare, aggressiva e contagiosa. Ti fa cantare a squarciagola, ti fa sentire ebbro di meraviglia. Una felicità non radicata in nulla e quindi infondata, inspiegata, disinteressata, irrazionale: felicità meravigliosamente folle.

Wonderfoolicity.

Preservare questa meravigliosa follicità contro gli assalti della realtà ragionata e razionale. Preservare il fecondo seme del caos che si nasconde nel fertile terreno della follia. Preservare la possibilità di regalare al mondo qualcosa che non sia la controprestazione di nulla, che magari non interessa a nessuno perché nessuno la richiede, che magari è spreco nel senso che nessuno la vuole, la utilizza o la collega ad un bisogno. Ma non è spreco, è traboccare. E’ essere pieni e oltre. E’ sentirsi vivi, e oltre. E’ essere senza che ce ne sia necessità. E’ vita allo stato puro.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 28 del mese 12 dell'anno 2008. 4 commenti — .

Chi non muore si rilegge

Cucù.

Nei giorni successivi all’annuncio della chiusura del blog sono stato bombardato di richieste di spiegazioni (ed in qualche caso “insulti”). Ringrazio tutti per la stima dimostrata nelle diverse forma, ma non avevo comunque alcuna idea di chiudere il blog, cioé stavo solo scherzando, senza rinunciare a provocare, come sempre.

Sono stato impegnato in diverse cose, alcune delle quali annuncerò nel corso del 2009: gli studi sono finiti e finalmente posso usare il mio tempo per esplorare idee e sogni, invece di impiegarlo per imparare a memoria stronzate universitarie.

Il 2008 sta per finire, è tempo di bilanci al volo. Di certo è stato un anno incredibile: così pieno di cose belle e brutte in egual misura che non so proprio giudicarlo, un po’ come una strada in salita che pur essendo faticosa (e proprio per questo), ti regala un panorama stupendo. La mia vita è radicalmente cambiata, fine degli studi, rivoluzioni sul lavoro e una nuova città: Milano. Non so cosa mi riservera il 2009, ma mi sento carico, un po’ come alla fine di una lunga salita quando senti che la strada deve prima o poi trasformarsi in discesa.

Ancora una volta sono le persone che fanno la differenza: quelle che ho vissuto, che vivo e che vivrò. Quello che poi ti resta dentro sono i loro volti, sapori, voci e le sensamozioni che mi hanno regalato. Vorrei idealmente abbracciare tutti.

Buon quello che volete a tutti.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 12 dell'anno 2008. 6 commenti — .

Le Rose Cantano.

Come qualcuno si sarà accorto dal post immediatamente precedente, ho appena finito di leggere La Timidezza delle Rose di Serdar Ozkan. 

Sto cercando di capire bene cosa mi ha lasciato questo libro. Sicuramente avendolo appena finito, ho dentro un cumulo di emozioni e sensazioni che forse andrebbero osservate dopo qualche giorno di sedimentazione. Eppure non sarebbe lo stesso.

Il libro in sé mi ha preso leggendolo: l’incipit l’ho trovato abbastanza banale, e dal lato "tecnico" l’autore non è granché. Sarà che avevo appena finito un Pennac. Ma un libro è una storia, e come tutte le storie non si esauriscono nel modo con cui vengono raccontate, anche il valore di un libro non si esaurisce nella tecnica dell’autore o nella grafica della copertina.

La storia è bella. Principalmente per due motivi. Il primo è che affronta un tema – quello della conoscenza di sé e della pacificazione delle proprie contraddizioni – in cui è facile incartarsi o peggio diventare banali e melensi, eppure il libro riesce ad evitare bene entrambe le cose. Il secondo motivo per cui l’ho apprezzato è legato alla qualità contenutistica degli aneddoti e delle storie che propone nel corso della trama principale. Se lo svolgersi della trama non è all’altezza di grandi autori, i contenuti e i momenti creati sono densi di significato.

Ma il motivo per cui sono felicemente scombussolato dalle sue pagine, riguarda una cosa in cui credo, che il libro ripropone. E che viene riassunta da Coelho con la convinzione che tutto intorno a noi ci parli, se e solo se predisponiamo l’orecchio all’ascolto. Ho lasciato tutto quello che avevo accumulato e sono partito verso l’ignoto. L’ho fatto serenamente con l’occasione di cercare risposta ad una domanda che altrettanto serenamente era il momento di farmi, nell’ottica che la risposta a certe domande sia già contenuta nel cercare. Ho avuto in regalo questo libro, scelto senza essere stato letto, che mi ha ricordato una cosa ben precisa che nella mia ricerca ho teso inconsciamente ad obliare. Un po’ come se mi avessero letto i pensieri messi in fondo. Un po’ come quando torni a casa con la voglia di mangiare una cosa ben specifica e trovi che qualcun altro senza saperlo aveva cucinato giusto quello.

Insomma: una bella lettura (nel post immediatamente precedente a questo ho riportato una citazione che a mio parere vale da sola l’acquisto).

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 5 del mese 12 dell'anno 2008. 2 commenti — .

Un Terrone a Milano

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Foto (cc-by): rdesai

Arrivato. Comunico che sono sano, salvo e felice. Sopravvissuto egregiamente all’accoglienza bagnata di Milano, mi sono piazzato in quella che si candida ad essere la mia città per qualche tempo a venire. 

Le impressioni sono molteplici, come potete ben immaginare. L’entusiasmo è alle stelle perché mi piacciono le cose nuove e questo post-laurea è un periodo di incredibile fermento per me. Nuova città, nuova vita, tante opportunità. Sono senza dubbio contento.

Entusiasmo a parte, un pensiero va alle persone che ho lasciato a Catania. Un pensiero che non mi limita, ma anzi mi da’ forza. Ci sono momenti in cui ti piove addosso merda. Adesso mi piove addosso solo acqua, e sono felice.

Tutto questo è la conferma, laddove occorresse, che la felicità non dipende dalle condizioni esterne, ma è un’attitudine interna, che se anche è aiutata da "inneschi" esterni, questi sono scintille che accendono la luce solo se trovano il combustibile predisposto. Allora anche le difficoltà si illuminano di una luce che le rende meravigliosamente attraenti, trasformandole da problemi in sfide.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 1 del mese 12 dell'anno 2008. Nessun commento — .