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Tutti gli articoli su felicità

Singing in Viale Jenner

Ci sono canzoni o melodie che sono colonne sonore perfette per taluni momenti e certe situazioni. Poi ci sono luoghi e situazioni che sembrano essere disegnati apposta per una canzone. Magari hai ascoltato quella canzone miliardi di volte, ma improvvisamente una sera, in un definito punto dell’Universo quella canzone fiorisce.

Tocca l’apice in un istante e sembra che luogo e canzone siano ritmo e melodia della stessa musica. E’ così da Maciachini a Farini, se passate ascoltando High and Dry. Un sabato notte. E tutto il maghreb di Viale Jenner mi osserva sospettoso da un lato, mentre dall’altro lato gli impasticcati evasi dall’Alcatraz mi attraversano con lo sguardo come fossi soltanto uno dei loro tanti fantasmi colorati. In mezzo un’onda che sparge Radiohead in un inglese riarrangiato.

La felicità è un lusso che non si compra con il denaro ed è più difficile da coltivare della marijuana. Ma è alla portata di chi conosce la risposta a questa domanda: vale la pena di smettere di sognare solo perché ci si dovrà svegliare?

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 10 dell'anno 2009. Nessun commento — .

Wonderfoolicity

Ci sono volte in cui mi sento felice, senza una ragione ben precisa. Sicuramente avrete provato anche voi una sensazione simile. E’ come starnutire: ti prende d’improvviso e senza una ragione particolare. Ti contagia anche se non hai motivi specifici di essere soddisfatto o allegro. Ma è una felicità particolare, aggressiva e contagiosa. Ti fa cantare a squarciagola, ti fa sentire ebbro di meraviglia. Una felicità non radicata in nulla e quindi infondata, inspiegata, disinteressata, irrazionale: felicità meravigliosamente folle.

Wonderfoolicity.

Preservare questa meravigliosa follicità contro gli assalti della realtà ragionata e razionale. Preservare il fecondo seme del caos che si nasconde nel fertile terreno della follia. Preservare la possibilità di regalare al mondo qualcosa che non sia la controprestazione di nulla, che magari non interessa a nessuno perché nessuno la richiede, che magari è spreco nel senso che nessuno la vuole, la utilizza o la collega ad un bisogno. Ma non è spreco, è traboccare. E’ essere pieni e oltre. E’ sentirsi vivi, e oltre. E’ essere senza che ce ne sia necessità. E’ vita allo stato puro.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 28 del mese 12 dell'anno 2008. 4 commenti — .

Della Felicità

Si dice che l’adolescenza sia fatta di sapori forti. E’ il periodo della scoperta, della grande Scoperta, quella con la S maiuscola. Tutto è nuovo, forte, colorato. Poi arriva la maturità, che però significa spesso impastarsi la bocca di compromessi, vivere in una quotidianità insipida.

Uscire dall’estremismo dell’adolescenza è un bene. Si impara a discernere i colori, i gusti, scopri le sfumature. Apprezzi e percepisci nuove prospettive di forme che pensavi di conoscere già. Il grigiore della routine, lo scolorirsi della realtà è solo l’effetto di chi non riesce ad evolversi. Un po’ come continuare a mangiare omogeneizzati a 40 anni e avere il coraggio di stupirsi del fatto che non ci stimolano di piacere come quando avevamo 6 mesi.

Una delle cose che ho imparato a conoscere meglio uscendo dall’adolescenza, è la felicità. Ho scoperto che ha un sapore delicato, non forte. Ho scoperto che non predilige una vita vissuta parlando con la bocca piena, ma dalla capacità di saper attendere il giusto attimo. Ho scoperto che non si cucina con i due ingredienti preferiti, ma è un piatto in cui occorre bilanciare in armonia tutte le componenti, in cui anche i sapori singolarmente sgraditi hanno un loro ruolo importante. Ho scoperto che non è fatta di colori forti che si contrappongono a colori deboli, ma di tonalità che sfumano lentamente l’una nell’altra. Ho scoperto che non è qualcosa da possedere, ma qualcosa da costruire. Ho scoperto che la felicità non urla, preferisce il silenzio di un sorriso. Non ostenta, perché è naturale.

Ho scoperto di essere felice nel momento in cui apprezzo la bellezza che mi circonda, gli stimoli che mi piovono addosso. Ho scoperto che la felicità non è qualcosa che ti annaffia come una benedizione, ma è l’atto di innaffiare tutto quello che ti sta intorno con il tuo amore per l’esistenza. Ho scoperto che riflettersi in un paio di occhi può essere meraviglioso, ma per quanto bello possa essere lo specchio, ti ritorna indietro quello che gli offri.

Ho scoperto che ci sono cose in grado di darti la sicurezza per camminare spedito lungo questo filo teso sopra il burrone che è la felicità. Queste cose, non ti impediranno di cadere giù se perdi l’equilibrio. Nè di farti molto male. Ma sono la mano salda a cui aggrapparsi per risollevarsi dopo ogni caduta.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 20 del mese 06 dell'anno 2008. Nessun commento — .