Sono abbastanza certo che nessuno di voi ricorda il Signor M.
Dall’ultima volta che ne ho parlato sono passati oltre 3 anni. Il mio strano periodo – che mi porta anche ad essere particolarmente costante nel mio scrivere su questo blog – me lo ha ricordato, il Signor M.
Contrariamente ad ogni previsione è invecchiato bene. Da quando ha smesso l’analisi ha trovato tanta serenità. Beninteso: non che abbia completamente cambiato abitudini, tutt’altro.
Senza dubbio ha perso gran parte del suo modo pessimistico e vittimistico di vivere la vita. Ha perso il piacere di indugiare nel dolore cosmico per sentirsi vivo, e ha trovato il piacere di vivere le avventure dell’ignoto con entusiasmo, anche se continuano a proporgli vicoli sordi alle sue sussurrate preghiere di felicità per l’eternità. Eternità a cui, però, anche lui ha iniziato a credere meno.
La cosa che mi ha colpito di più del Signor M. è proprio che le cose non sono poi così cambiate intorno a lui. Ma è lui ad essere diverso. Badate bene: d’aspetto ha cambiato ben poco, il giusto rispetto all’evoluzione fisiologica. Ma ha negli occhi una luce diversa, e il suo sorriso sembra più vivo.
Glielo faccio notare, e accennando il sorriso appena nominato mi rivela che casualmente ha trovato un’ottima medicina per il suo male. Un medicamento portentoso mi dice. Riesco con le mie insistenze a vincere le sue reticenze, e mi rivela il mistero: basta ricordarsi di non prendersi troppo sul serio, mi dice. Per quanto profondo possa essere il dramma della nostra esistenza, il sole sorgerà sempre domani, gli alberi perderanno e ritroveranno le foglie, il mare respirerà con il solito ritmo accarezzando la spiaggia e schiaffeggiando la falesia.
Poi aggiunge, sottovoce, che in effetti è curioso che proprio in questo momento io mi sia ricordato di lui. Perché – mi dice – gli capita proprio in questo periodo di avere di nuovo la mente occupata da un pensiero che non vuole abbandonarlo. Esattamente come 40 mesi fa. Ed oggi come allora, paventa una bambina che possa metterci il dito, sgretolando l’involucro.
Però – aggiunge subito dopo – la curiosità finisce qui: adesso è diventato bravo ad evitare le persone che potrebbero farlo sentire vulnerabile.
O almeno così lui crede.
