Mattia Serpotta colpisce ancora (via 095).
Ho riso con le lacrime sul finale…
Mattia Serpotta colpisce ancora (via 095).
Ho riso con le lacrime sul finale…
L’ultima discussione avuta ho pacatamente ascoltato un tipo che mi diceva "ecco devi votare per questo", mettendomi un santino in mano. Il pregio di questo modo di fare politica è che riconosce il principio utile del "non perdiamo tempo", utile soprattutto se devi stare a sentire (ma anche a fare) più e più spot a favore di questo o quello sconosciuto. Andiamo subito al nocciolo, dai. In fondo anche se mi spieghi chi è o cosa fa, resterà sempre la faccia di uno sconosciuto su un pezzo di carta colorato.
Ho fatto pacatamente notare che in questo periodo potrei collezzionarli i santini: torno a casa e quando li ripongo con cura nella spazzatura, chiedendo scusa alle bucce di banana, mi chiedo se per caso io non sia la reincarnazione di Kalì, in fondo uno per mano, ho due mani, perché ne butto 15 al giorno?
La risposta è stata filosoficamente impeccabile: "si ma tu devi votare per questo". Come a dire: un conto è essere invitati a votare qualcuno, ricevendo un santino-omaggio, un conto è votare qualcuno. Niente, non si è fatto sviare dalla mia retorica.
E qui allora, calo l’asso, "per le regionali sono a Milano mi dispiace". E arriva il meglio: "e tu a Milano non ci vai, perché devi andare a votare".
Io? Non vado a Milano? Per cosa? Per andare a votare il meno schifoso dei milioni di santini che imbrattano la mia città, e che di "santo" non hanno proprio nulla? Va bene che siete di parte, ma fino al punto da perdere il senso della realtà… Fino al punto di girare per le vie entrando dai commercianti e chiedendo un "impegno di voto", una firma su un foglio in cui dichiarate che votate per X. No, dai qui per soldi vendereste vostra madre (e se girate per il centrocon quel foglio, probabilmente lo avrete già fatto…).
A me sembra sempre più che siamo un paese strutturalmente inadatto alla democrazia. Una dittatura illuminata sarebbe migliore.