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In Crisi Come a Babele

Le prime 3 ore di questa giornata mi hanno confermato che il mio mondo è in crisi. Le persone che mi hanno cresciuto e scaldato con il loro amore, non riescono più a starmi dietro in un mondo che non comprendono. Le persone che più di ogni altra cosa ho amato, mi guardano con diffidenza, e sembra quasi che si affrettino a fraintendermi o ad accusarmi di essere evanescente, ambiguo, volutamente ingannatore o peggio. I miei amici sono distanti, fisicamente e non, rimasti in un mondo che un tempo fu anche il mio.

Non è la prima volta che mi succede. Ma per la prima volta nella mia vita non sono confuso in mezzo alla confusione. Per la prima volta sono totalmente in quiete dentro. Osservo questo turbinio di morte intorno a me, ma ho fiducia. Mi sento in cammino verso un mondo nuovo, di cui l’unica cosa che posso sapere è che sarà diverso.

Guardo a questa diversità con fiducia. Perché mi sento un privilegiato. Mi sento felice non perché tutto vada bene o fili liscio, ma perché ho vissuto emozioni intense, e ho adesso imparato a non metterle in dubbio a posteriori. Ho imparato a fidarmi del dito che passa su una schiena, più della lingua che articola un discorso. Per me è stata una conquista enorme, e tutto contento giro con questo mio nuovo regalo.

Si narra che Dio-YHWH disperse gli uomini confondendo i loro idiomi a Babele, come punizione per aver osato sfidare l’altezza. In realtà gli impedì solo di costruire in altezza, mettendo su un mattone dopo l’altro, parola dopo parola. Come a suggerirgli che è in profondità, sguardo dentro sguardo che si trova la chiave per toccare il cielo.

In questo tempo in cui intorno a me tutti parlano idiomi che non conosco, scopro l’importanza della vera lingua universale.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 20 del mese 07 dell'anno 2009. 3 commenti — .

Crisi

"Si può provare molta paura, paura giustificata. C’é gente che muore di fame in America. Le mie traversie economiche non sono circoscritte agli anni cinquanta: a metà degli anni settanta ancora non riuscivo a pagare l’affitto e non potevo permettermi di portare Christopher dal dottore, né di possedere un auto o il telefono. Nel mese in cui Christopher e sua madre mi lasciarono, guadagnai 9 dollari, e in fondo da allora sono passati solo 3 anni. [...] Nel 1971 dovevo letteralmente andare a pietire il cibo dagli amici. Badate bene: non cerco simpatia. Voglio solo dirvi che le vostre crisi, le vostre traversie – ammesso che vi troviate a viverne – non dureranno all’infinito, e voglio che sappiate che potete farcela grazie al vostro coraggio, al vostro spirito e al puro impulso vitale. Ho visto ragazze di strada totalmente prive di istruzione sopravvivere a orrori indescrivibili. Ho visto i volti di uomini con il cervello bruciato dalle droghe, benché ancora abbastanza lucidi da rendersi conto della situazione; ho osservato i loro goffi tentativi di resistenza contro ciò cui è impossibile resistere. [...] Kabir, un poeta sufi del quindicesimo secolo, ha scritto: "se una cosa non l’hai vissuta, non è vera". Dunque viviamo, ossia percorriamo la strada fino in fondo! Soltanto allora potremo capire e non lungo la strada" (Corsivo mio).

Philip K. Dick, Introduzione a The Golden Man (1980) in Vita Breve e Felice di Uno Scrittore di Fantascienza

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 28 del mese 07 dell'anno 2007. Nessun commento — .