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Le Lezioni di Vita del Maestro Scatolone

2178402385 7bfaaa6662 Le Lezioni di Vita del Maestro Scatolone

Oggi ho trascorso 15 minuti in compagnia di un maestro di vita: lo scatolone del trasloco (Di che stupirsi? Se un roveto ardente può essere Dio, non vedo perché uno scatolone non possa essere un maestro).

Lo scatolone, dall’alto della sua eminente saggezza, mi ha impartito due profondi insegnamenti di validità esistenziale in soli 15 minuti.

Insegnamento 1

La vita è come uno scatolo: quando le cose non entrano più scopriamo che pressando otteniamo nuovo spazio. Ma non abbiamo aggiunto spazio: lo abbiamo sottratto alle cose che c’erano dentro prima. A volte pensiamo di aver risolto un problema, ma ce ne siamo creati solo uno peggiore.

Insegnamento 2

La vita è come uno scatolo: lo riempi progressivamente e arrivi al punto di non poterlo riempire ulteriormente, iniziando a pensare di avere bisogno di un altro scatolo. In realtà è solo che hai accumulato progressivamente senza logica d’insieme: se svuoti tutto lo scatolo e rimetti dentro la roba, scopri che ricominciando tutto da capo hai la visione d’insieme, e riesci a fare entrare tutto nello stesso spazio, ma più comodamente. A volte per risolvere un’ insoddisfazione cronica, anche se piccola, occorre rimettere mano a tutto, radicalmente, non basta pressare e sistemare le cose in superficie.

Corollario dell’insegnamento 2

Svuotando lo scatolone scopri che a volte il problema sta nel fatto che avevi gestito male l’inserimento delle cose piccole: le cose piccole inserite prima rubano spazio alle grandi che hai scoperto dopo, che quindi non entrano. Se qualcosa di grande ed importante non funziona, spesso è perché abbiamo dato più spazio ad una cosa piccola.

Ringraziando l’illuminato maestro scatolone, accolgo nel mio cuore i semi dei due insegnamenti. Sperando di essere un traslocatore all’altezza di un simile fardello :D

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 8 del mese 01 dell'anno 2009. 2 commenti — .

Sabbie Mobili

La prima cosa che solitamente viene in mente quando si pensa ad un problema, è l’immagine di un muro, un’ostacolo. Qualcosa che ci sbarra il cammino. 

In realtà ci sono problemi peggiori, problemi che sono come le sabbie mobili: una volta che le trovi sul tuo cammino sembra che tu sia fottuto. Se stai fermo, ti risucchiano, se ti muovi ti risucchiano prima. Se ti arrendi perdi, se ti opponi perdi più in fretta. Forse con certe cose non si può proprio lottare.

In questo caso mi sembra per esperienza che l’unica possibilità realistica sia pregare nel colpo di scena finale. Il destino ti ci mette dentro e probabilmente è l’unico che ti possa tirare fuori.

Sull’argomento è molto utile ricordarsi le parole del buon saggio Steve Jobs:

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 10 dell'anno 2008. Nessun commento — .

La Gente Si Fa Flash

2691583550 70b0afd152 La Gente Si Fa Flash

Foto (cc-by): BY-YOUR

Nessuno spiega come vivere su questo pianeta. In effetti nessuno può affermare di sapere pure cosa significhi "vivere".

La cosa che sai è che ci sono due tipi di azioni (intendendo con azioni anche le non-azioni e le parole, insomma qualsiasi forma espressiva di sé): quelle che sortiscono gli effetti che avevi sperato e quelle che invece generano effetti imprevisti. Solitamente tendiamo a cercare di eliminare le seconde incrementando il numero delle prime.

Ma la verità è che anche le prime esattamente come le seconde, sono poco sotto controllo. Riassumendo: fai qualcosa e l’effetto è imprevisto. Ottieni una reazione dagli altri che non tiene conto delle tue intenzioni ma è fondata sugli effetti che non volevi produrre. Fai qualcosa e va tutto come avevi previsto. Ma la reazione ti spiazza, perché alla fine anche qui ognuno legge ed interpreta come vuole, producendo reazioni che ti trovi contro inaspettatamente.

Morale: a prescindere dal fatto che il tuo modo di vivere sortisca effetti previsti o imprevisti, il comportamento degli altri ti sorprenderà sempre e sarà spesso improntato ad una visione della realtà completamente diversa da quella che tu dai per scontata. Ai fraintendimenti non c’é mai fine.

Cioé, se ci pensate, non è stupendo? Il mondo non si incastrerà mai al 100% come tu credi, le soprese sono sempre dietro l’angolo normalmente, anche se stai seduto sotto un’albero a farti i cazzi tuoi (Newton docet). Che tu sia un genio, un saggio o un perfetto idiota, nel relazionarti con gli altri trovi le stesse difficoltà e sorprese. Siccome quindi dipende poco da te, distenditi e goditi l’ironia intrinseca, perché se sei uno preciso a cui piacciono le cose chiare, hai sbagliato pianeta.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 16 del mese 10 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Certe Cose

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Io e mia sorella ritratti da mio fratello (autore anche dello scatto sotto)

Certe cose appaiono all’esterno in un modo ma poi quando le vivi sono in un altro. O più che altro quando cambi la tua predisposizione d’animo e ti plachi, le percepisci per quello che sono e allora ti danno qualcosa di bello e sorprendente, che mai avresti detto a primo acchito.

Pensiero maturato dopo un’ora e mezza di dondolio e ninna-nanna ad una piccola monella di 14 mesi che proprio non ne voleva sapere di dormire. All’inizio è dura, ma quando te la trovi appisolata sulla pancia, dopo esserti rassegnato a perdere delle ore a ripetere la stessa cantilena sussurrata, ti piace pure. Un casino.

2481043284 6cbf05d0d1 Certe Cose

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 14 del mese 10 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Il Peggior Utilizzo della Lingua è Probabilmente il Parlare

rubin vase Il Peggior Utilizzo della Lingua è Probabilmente il Parlare

Gli eventi della serata mi hanno riportato alla mente un vecchio racconto di Asimov. In questo racconto – brevissimo – Asimov ipotizzava entità incorporee in grado di comunicare le emozioni e le sensazioni senza dover passare dal linguaggio. Lo poneva come una sorta di stadio avanzato di evoluzione. Un meno noto Alfieri apre un suo intervento sui diritti umani sostenendo provocatoriamente che al contrario di quello che siamo abituati a credere, forse gli esseri umani riescono a convivere non in funzione della loro capacità di capirsi attraverso il linguaggio, ma proprio della capacità del linguaggio di creare fraintendimenti: se il linguaggio ci consentisse di capirci perfettamente, è probabile che nessuno vivrebbe in società.

Trovo preziosa questa capacità del linguaggio di creare fraintendimenti. Da un lato perché spesso è vero che riusciamo a compiere un percorso insieme a qualcuno perché in realtà diamo per scontate delle cose che così non sono. Ma soprattutto: in un mondo come quello ipotizzato da Asimov, tutti conoscerebbero tutto di tutti senza fatica. Eppure trovo che spesso la poesia nasca da quel movimento dialettico che il linguaggio partorisce per forza di cose. Lo sforzo di ravvicinarsi a qualcuno/qualcosa, o al contrario di contrastarlo attraverso il linguaggio, apre una finestra che rivela molto di sé e dell’altra persona. Lo sforzo di collimare pensieri e comunicazione dal proprio lato e poi di nuovo confrontare tutto con la comunicazione dall’altro lato cercando di ricostruirne i pensieri, è un processo probabilmente mai perfetto, ma altamente affascinante. E’ uno dei motivi per cui lo studio delle arti marziali in Cina era affiancato allo studio del linguaggio. In entrambi si realizza il mutamento di quiete dinamica dello Yin-Yang.

La cosa che troppo spesso si dimentica è però che il linguaggio è il dito che indica, non la luna. Come ogni mezzo può essere usato anche per esprimere qualcosa come un negativo. Si costruisce o si dipinge una realtà usando il linguaggio non come uno scalpello che sferza una statua, ma come un calco che materializza il suo opposto (e visto che siamo nello spandere, qui ci potremmo ficcare Parmenide che forse al contrario di Laozi non aveva passato sufficiente tempo coi calchi).

Sicuramente questa riflessione non era estranea a Socrate quando si riferiva alla maieutica, ed il fatto che i sofisti abbiano sistematizzato un uso programmatico del linguaggio in senso differente e contrario, ci dice solo una grande ovvietà: gli effetti del linguaggio, come di ogni strumento, non possono essere considerati a prescindere dall’utilizzatore e dal contesto.

Insomma: è un tal casino in termini di complessità capirsi e farsi capire, che quando qualcuno ti capisce ed è sulla tua lunghezza d’onda, puoi stare certo di trovarti davanti a qualcuno/qualcosa di speciale, che merita di essere difeso perché raro e quindi prezioso.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 9 del mese 10 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Quelle cose che sembrano una cosa e invece sono un’altra

434003402 6cc3f280c8 Quelle cose che sembrano una cosa e invece sono unaltra

Img (cc-by): febs

Tesi finita. O almeno la bozza. Un lavoro ingrato, perché ormai la testa è altrove e tutto quello che mi resta da fare diventa come quando mangi qualcosa che all’inizio ti piaceva, ma che adesso ti nausea, in ragione di quanta ne hai ingurgitata.

Sono le 05.46, a quest’ora esattamente un anno fa ero pure sveglio, ed inconsapevolmente pensavo a qualcosa che doveva essere solo una delle tante serate piacevoli e invece mi ha cambiato completamente prospettiva. La cosa che mi diverte è pensare che tutto quello che di bello ho avuto finora dalla vita sia stato frutto della frustrazione dei miei desideri/progetti: ho avuto cose che non avrei neppure sognato, piovutemi addosso mentre cercavo di ottenere altro.

Next.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 29 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Ritorno al Futuro.

Certe cose sono come cicatrici, ti restano addosso anche da morte.

Altre invece diventano cisti. Ti sembra che se ne siano andate, ma a volte ti vengono dubbi che in fondo la sotto si agiti ancora qualcosa di vivo.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 24 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Citazione e Autorità

1047265052 a5e8cafd18 Citazione e Autorità
Foto (cc-by): PhillipC
La storia che segue è la migliore spiegazione del perché secondo me è da folli riempire una tesi di laurea di citazioni di altri studi/autori, finendo per attribuire importanza alla tesi solo in funzione degli autori che cita piuttosto che dei risultati a cui perviene (e del modo in cui riesce a pervenirvi).
 
Un giorno che il duca Huan era intento a leggere nel punto più alto della scala, il carradore Bian stava rifinendo una ruota nel punto più basso. Deponendo mazzuolo e scalpello, Bian salì dal duca e gli rivolse questa domanda: "Posso chiedervi che cosa state leggendo?". Il duca rispose: "Leggo le parole dei saggi". "Ma questi saggi sono in vita?", "No sono morti da lungo tempo". "Dunque" – concluse il carradore – "quello che leggete non è altro che la feccia degli antichi". "Come osa un carradore discutere di quello che leggo?" – proruppe il duca – "Ti concedo di giustificarti se puoi, altrimenti sarai messo a morte". Il carradore Bian allora disse: "Il vostro servo vede le cose a partire dalla sua umile esperienza. Quando si intaglia una ruota un colpo troppo debole non avrebbe presa, e un colpo troppo forte scivolerebbe sul legno. Né troppo piano, né troppo forte: ho il colpo nella mano e la reazione nel mio spirito. V’è in questo un’abilità che non si può esprimere a parole. Non ho saputo insegnarla a mio figlio che non ha potuto apprenderla da me e così a sessant’anni eccomi ancora qui a fabbricare ruote. Gli antichi hanno portato con sé nella morte tutto ciò che non hanno potuto trasmettere, e così dunque quello che state leggendo non è che la feccia degli antichi".
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 15 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Pressaturo

Ho impiegato 19 anni per fuggire dal mio passato, un passato che detestavo. Quando ci sono riuscito, ho scoperto una cosa curiosa: una volta eliminato ogni legame concettuale e fisico con il mio passato, ecco che non so più chi sono. Insomma è un po’ come iniziare a curarsi un mal di denti decidendo di staccarseli tutti, i denti. Sicuramente è una cura efficace ma poi scopri che puoi mangiare solo brodini, e allora in effetti ti rendi conto che fra le due era meglio il mal di denti.

Sono contento perché ho davvero imparato il meccanismo. Solitamente sono molto lento al primo tentativo, ma sui successivi divento progressivamente più reattivo. Così risolti i problemi con il mio passato ci ho messo solo un anno, da fine settembre a stasera, per comprendere che anche senza un futuro, una direzione, non saprei chi sono.

O meglio in realtà sarebbe più corretto dire che io sono sempre io, ma mi accorgo di quello che sono soltanto quando lo esprimo. Accettare quello che sono (il passato) è importante tanto quanto scommettere su qualcosa che vorrei divenire (il futuro), perché in entrambi i casi manifesto me stesso (in atto ed in potenza, direbbe il buon vecchio Aristotele).

Ed il presente non può che essere un momento magico, perché è sia di qua che di là. E’ un battito, un respiro, qualcosa che per quanto riesci a scomporre sarà fatta comunque di due opposti complementari che danzano insieme guardandosi negli occhi.

Tutta questa menata per dire che senza una persona particolauromente speciale adesso starei probabilmente in crisi d’identità per tergiversare circa la scelta della forma da dare al mio futuro, stretto nella mia personale fobia di definire le cose in modo nitido precludendomi la possibilità di stancarmi di qualcosa e cambiare tutto radicalmente.

Insomma quando capisci dove stava l’errore, ti sento sollevato no? E poi: va di moda comunicare drammi consumati e previsione catastrofiche, la piazziamo ogni tanto anche qualcosa di ottimistico? (Pare che gli esponenti di questo pensiero siano finiti tutti a dirigere i TG nazionali).

PS il nome della persona in questione non lo pubblico perché alla privacy ci teniamo.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 6 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Internet, Il Male Assoluto

Ultimamente mi sono capitate discussioni differenti accumunate dalla critica al fatto che i Social Network non tutelerebbero la privacy. Oggi via Memesphere arrivo a questo post di un tale che dice che la blogosfera fa schifo e i blogger sono delle merde.

Alcune considerazioni:

Internet (e tutto quello che sta sul web) è un mezzo di comunicazione. Se lo scopo della vostra vita è la strenua massimizzazione della vostra privacy sto per fare una rivelazione sconcertante: il massimo della privacy si ha a computer spento. Se accendete il vostro computer avete smesso di credere alla favola della privacy. Se poi ti iscrivi ad un social network, considera che è fatto proprio per mantenere aggiornati i tuoi contatti sui fatti tuoi. Quindi se avete l’allergia alla fragola, non è colpa di chi ha fatto il gelato se avete scelto di comprarlo proprio fragola.

Il titolo dell’ennesimo post contro i blogger è istruttivo: no, non "state diventando pirla", lo siete già. Ma voi. Perchè è da pirla l’inferenza "siccome c’è un cerebroleso che usa il blog per dire stronzate, tutti quelli che usano un blog sono cerebrolesi che dicono stronzate". Se il diritto di esprimersi e la democraticità  di un mezzo di comunicazione si misurano dall’intelligenza, sarebbero in pochi a parlare. E di certo non ci
starebbe il suddetto pirla.

La verità è che la critica, qualsiasi essa sia, deve essere fondata per essere utile. Critiche che si fondano sugli stessi elementi oggetto della critica, non servono. E questo sembra un paese pieno di critici di questo tipo. La verità è che Internet (e quello che ci sta dentro) è il media migliore che finora l’umanità abbia prodotto. Perché rende possibile il crowdsourcing, la possibilità di esprimersi avendo come interlocutore il mondo, la possibilità di verificare le informazioni senza doversi affidare ai fallibili media tradizionali (quelli si che sono un gran problema).

Ovviamente sono tutte potenzialità. Internet si può e si deve migliorare. E di certo uno strumento non è MAI neutro. Ma va giudicato per le sue potenzialità, gli utilizzi distorti e insulsi sono solo responsabilità di chi il media lo utilizza.

Insomma: nessuno vi costringe a comprare un computer e a sottoscrivere un abbonamento ad Internet. E’ una scelta. Come "vivere" online. E allora se pensate che sia tutto sbagliato, invece di sprecare tempo e millimetri di pelle sotto i polpastrelli, fatevi e fatemi un favore: disconnettetevi. E tornate in quello fogna analogica di vita reale che
vi ha insegnato a pensare a due dimensioni. Il mondo non sarà piatto. Ma il cervello di qualcuno sta ancora aspettando il suo Cristoforo Colombo.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 30 del mese 08 dell'anno 2008. Nessun commento — .