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Tutti gli articoli su citazioni
In questa notte in cui improvvisa mi assale la solitudine, solo questa poesia a tenermi compagnia.
"Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche’ dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord, qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto".
Erri De Luca.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 3 del mese 03 dell'anno 2007.
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"You only see what your eyes want to see"
Chi non si è mai trovato nell’incapacità frustrante di non riuscire a mostrare cosa gli vive dentro?
Chi non ha mai sperimentato quell’incomunicabilità che come un muro di gomma ti separa dalle persone a cui tieni?
La vita è un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, non esiste una soluzione, è sia l’uno che l’altro, e proprio per questo, nessuno dei due. Un modo di vedere è anche un modo di non vedere. You only see what your eyes want to see. Marx e Madonna. Che strana coppia.
Come sarebbe tutto più semplice se potessi mostrare ciò che mi vive dentro alla persona che più amo. Quante incomprensioni, litigi, puttanate ci eviteremmo? Molte, forse tutte. Eppure si perderebbe la poesia del sacrificio, la passione della lotta, il sapore di quelle lacrime che scorrendo non possono fare a meno di incontrare le labbra. Si perderebbe la capacità di misurare la profondità di quello che ci portiamo dentro attraverso le incomprensioni, attraverso i momenti di crisi. Per questo qualcuno scrisse:
"Ma se nel vostro timore, voleste cercare dell’amore la pace e il piacere, allora meglio per voi sarebbe coprire le vostre nudità e uscir fuori dall’aia dell’amore, nel mondo senza stagioni, dove riderete, ma non tutto il vostro riso, e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime".
Quanto è importante quello che sento? Quanto è importante per me la persona con cui ho scelto di condividere i miei momenti?
E’ facile restare fedeli a ciò che ci è fedele, che ci adula, che ci mostra affetto. Ma cosa succede se ciò che ami ti ficca una spada in petto? Fa male e se non sei saldo, butti tutto a mare. Se continui invece a restare li, nonostante tutto, oltre tutto, superando tutto, forse è perché per te non esiste un tutto oltre quella persona.
Nella vita c’é il bello, ma anche l’eccelso.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 13 del mese 01 dell'anno 2007.
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Si disse che la felicità era impalpabile come una boccata d’oppio, effimera come un sorso di tè. Aveva creduto all’amore di Loan. Ma nessuno può sfuggire al proprio destino, e il suo gli aveva concesso solo sette giorni e sette notti con lei. Le aveva promesso di tornare. Non sarebbe tornato. Pur senza volerselo confessare, Charles Stowe sapeva bene che le promesse più belle, anche se finiscono per diventare polvere di memoria, non superano mai la clessidra del tempo.
[Maxence Fermine - Opium]
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 12 dell'anno 2006.
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"La cosa che ci rende eccezionali è inevitabilmente la stessa che ci rende soli"
Tratto dal Brezsny-oroscopo di questa settimana.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 14 del mese 12 dell'anno 2006.
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"Non sfuggire la sofferenza. Hai bisogno di una sofferenza reale. E’ come un fuoco: ti brucerà. E tutto ciò che è falso arderà e tutto ciò che è reale rimarrà"
Osho – Il Libro dei Segreti
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 3 del mese 12 dell'anno 2006.
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Stai ascoltando della musica. Qualcuno dice: "Mi sento colmo di beatitudine". Ma se sei costantemente e direttamente interessato alla beatitudine, non sarai neppure in grado di ascoltare. Quell’interesse, quell’avidità di beatitudine diventerà un ostacolo. La beatitudine è una conseguenza: non potrei impadronirtene direttamente. E’ un fenomeno così delicato che dovrai avvicinarti solo in modo indiretto. Fai un’altra cosa, ed ecco che accade. [...] Tutto ciò che è bello, tutto ciò che è eterno, è così delicato che se cerchi di impadronirtene direttamente, viene distrutto. [...] Se ti importa solo del risultato, allorà non si verificherà mai. E diventa molto strano. [...] Devi dimenticarti del risultato: solo allora accade. Devi essere totalmente nell’atto. Quanto più sei totale nell’atto, tanto prima si verifica il risultato.
[Osho - Il Libro dei Segreti]
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 11 dell'anno 2006.
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Raramente ho letto un libro più di due volte. Fa parte di quel tratto preponderante in me che mi fa vivere senza tornare indietro, se non in rari momenti. Eppure c’é uno dei miei libri preferiti che ho riletto più volte e più volte rileggerò. Ogni lettura mi regala qualcosa di diverso, qualcosa che prima non avevo ben colto, e questa capacità fa si che alcuni libri possano essere considerati vivi, perché nonostante le parole in essi impresse siano sempre le stesse, il loro significato non lo è mai, perché noi non siamo mai gli stessi.
Il libro di cui parlo è Il Profeta di Gibran, e voglio riportare un passo del brano sull’amore, un passo che ho capito solo oggi, di colpo.
Ma se per paura cercherete nell’amore unicamente la pace e il piacere,
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall’aia dell’amore,
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.
Il significato profondo dell’ultima riga l’ho compreso solo stamane sotto la doccia. L’avrò letto decine di volte. Ma solo adesso l’ho compreso nel profondo. E’ terribile in tutta la sua verità.
Cambiando discorso, sono finalmente riuscito a dare un nome a quel gazzabuglio musicale che ultimamente riempie le mie giornate facendomi sfogare su ritmi da panico: trance. Sempre sulla falsariga musicale, annuncio che ho messo in vendita un rene, in cambio dei biglietti per la tappa catanese di Ludovico Einaudi, alla quale ovviamente, non mancherò per nulla al mondo. Infine ho deciso di non imbucarmi per Boosta, sabato. Chiedo perdono per il forfait, ma ho di meglio da fare
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 17 del mese 11 dell'anno 2006.
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Hai amato qualcuno, e durante il tuo primo incontro la mente si è fermata per alcuni attimi. Poi ti sei sposato. Perché ti sei sposato? Per continuare a ripetere quei momenti meravigliosi, ma sono accaduti quando non eri sposato, e non possono accadere nel matrimonio perché l’intera situazione è diversa. Quando due persone si incontrano per la prima volta l’intera situazione è nuova: in essa le loro menti non possono funzionare. Sono così sommersi, così colmati dalla nuova esperienza, dalla nuova vita, dalla nuova fioritura! Poi la mente comincia a funzionare e loro pensano: "Questo è un momento bellissimo! Voglio continuare a ripeterlo ogni giorno, quindi dovrei sposarmi". La mente distruggerà ogni cosa. Matrimonio significa mente. L’amore è spontaneo, il matrimonio è calcolato. Adesso aspetti quegli attimi, ma non verranno più. Ecco perché tutti gli uomini e le donne sposati sono frustrati, perché aspettano eventi che accaddero in passato. Come mai non accadono più? Non possono accadere perché ti manca l’intera situazione: ora non sei nuovo, non c’é spontaneità, ora l’amore è una routine, ogni cosa è prevista e pretesa. Ora l’amore è diventato un dovere, non un divertimento. [...] E’ stata la tua mente a creare l’intera cosa. Ora tu continui a farti aspettative, e più te le fai, minore sarà la possibilità che si realizzino. Questo accade ovunque, non solo nel matrimonio. [...]
E quindi la mente cerca di aspettarsi qualcosa, ma la prima volta che l’esperienza accadde non te la stavi aspettando. Eri venuto senza aspettative, eri semplicemente aperto a ricevere qualunque cosa sarebbe accaduta. Ora viene ogni giorno aspettandoti qualcosa, con una mente chiusa, ma la prima volta che l’esperienza accadde non te la stavi aspettando. Eri venuto senza aspettative. [...]
Questo non significa che tu debba cambiare la tua situazione ogni giorno, ma solamente che non devi permettere che la tua mente crei uno schema. [...] Ogni cosa nel mondo è nuova, eccetto la mente. La mente è l’unica cosa ad essere vecchia. E’ sempre vecchia. Il sole sorge ogni giorno. Non è il vecchio sole. La luna è nuova, il giorno, la notte, i fiori, gli alberi… ogni cosa è nuova eccetto la tua mente, la tua mente è sempre vecchia perché ha bisogno del passato, dell’esperienza accumulata, dell’esperienza proiettata. La mente ha bisogno del passato, la vita del presente. [...] Tutte le volte che permetti alla mente di intromettersi, incomincia la miseria.
[Osho - Il Libro dei Segreti]
Ovviamente non si condanna il matrimonio in quanto tale, né l’amare. Ma al contrario, l’amare con la testa, con la mente, che distrugge l’amore stesso. L’amore si nutre di baci, carezze, emozioni, discussioni, ma di tutto quello che è vita presente. Non di stimoli attesi, di programmi o di immagini che ti cotruisci dell’altro, di quello che hai chiamato "il rapporto di lungo periodo". Quella sera, l’ultima nostra sera, avrei voluto avere queste parole. Perchè nella mia incapacità di esprimermi, era esattamente questo quello che cercavo di dirti.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 8 del mese 11 dell'anno 2006.
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Foto: poulbrokl
Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà;
se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele,
perché non può rinnegare sé stesso.
[2Tm 1,12-13]
La cosa che amo di questi versi è il concetto che esprimono: partendo dalla concezione cristiana che Gesù è Dio, viene sviluppato sillogisticamente un pensiero per il quale alla tua azione corrisponde una reazione, un effetto, speculare. Ma la specularità non deriva dalla volontà di ripagarti della stessa moneta – una sorta di "occhio per occhio…" – ma dal fatto che ogni azione ha la sua conseguenza. Infatti nell’ultimo versetto è scritto che se anche il cristiano mancasse di fede (in Dio-Gesù), ripudiando il legame che lo unisce al suo dio, Gesù-Dio non lo ripaga della stessa moneta, perché non può rinnegare sé stesso, e quindi non può smettere di essere Dio, ripudiando il legame che lo lega alla sua creatura.
Il senso di questa parola lo ribalto ad una certa classe di relazioni interpersonali: quando ami, sul serio, condividi il destino dell’altro, nella perseveranza così come nella rinnegazione, ma solo in una cosa non siamo padroni di scegliere: smettere di amare.
Perché se lo fossimo, l’effetto rilevante non sarebbe tanto quello di ferire qualcuno, ma di rinnegare una parte di noi stessi.
Dunque l’amore è sempre positivo, anche quando mal riposto o non corrisposto, perché è amando che ti senti vivo, amare è ardere senza consumarsi, al contrario dell’odio che è una fiamma che divora in un supplizio prometeico.
Forse è solo che ho bisogno di aggrapparmi a questa consapevolezza, in questo particolare momento in cui mi trovo a chiedermi il senso di quello che ho vissuto, il senso di una sofferenza che, al contrario delle altre volte, non è nata gradualmente come una ferita da combustione lenta, ma mi è piombata addosso senza darmi il tempo di riflettere, come una ferita da amputazione: ti alzi la mattina ed allunghi il braccio per spegnere la sveglia, senti le dita che si allungano, ma non le vedi, perché non hai più la mano. Cosa ti ho lasciato? Che senso ha avuto? Era vero, o mi sono ingannato? Mi manchi, come fai a vivere senza tutto quello?
Per adesso la vera risposta è evitare le domande. Nella fiducia – per nulla garanzia di successo – che domani, prima o poi, il senso di tutto questo mi sarà chiaro. Nella speranza che non sia stato vano. Nella speranza di tornare a percorrere con le dita una superficie da esplorare in ogni suo millimetro.
Per adesso nel mio piccolo mondo freddo ho solo uno sguardo profondo che senza alcuna pretesa né previsione riscalda i miei giorni, evitandomi di rinnegarmi, come ho sempre fatto in questi casi. Uno sguardo dal quale devo difendermi, restando aggrappato ai miei vuoti teoremi, per evitare di naufragarvi dentro e perdermici…
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 1 del mese 11 dell'anno 2006.
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