Il brano che segue è tratto da «E Disse» di Erri De Luca. Racchiude in sé tutti i motivi per cui egli è l’uomo vivente che stimo di più in assoluto.
«L’ebraismo che ha riempito i miei risvegli viene da qui. Leggo la parola “gher”, straniero, e riconosco: quello sono io. Volli partire dalla terra delle dieci piaghe, mi aggiunsi a un popolo che usciva a braccio alzato e con il canto in gola. Come un ragazzo si stacca dal suo posto, va per ammirazione dietro i carri di un circo così mi sono messo in coda al popolo del Sinai.
L’ebraismo per me non è una richiesta di iscrizione, mi tengo l’imperfetto del prepuzio. L’ebraismo è compagnia di viaggio. Nel 1900 ebrei e meridionali sono saliti sulle stesse navi, anzi scesi, dentro le stive della terza classe sotto la linea di galleggiamento. Noi di Sud lasciavamo la miseria, loro le case in fiamme dei pogrom. Noi ci staccavamo da una patria amara, loro andavano da un esilio a un altro. Si andava insieme, ai quattro angoli del vento.
Dell’ebraismo condivido il viaggio, non l’arrivo. Non in terra promessa, la mia residenza è in margine all’accampamento. Non mi accosto all’altare, alle preghiere. La porzione di manna è garantita da letture in ebraico, aperte innanzi giorno. Condivido l’alba con chi sta zitto e ascolta. A sera la mia tenda è appena fuori dal recinto, il fuoco è acceso con lo stesso sterco di bestiame, ascolto loro vivere in attesa. Non ne ho. Smetterò prima di una terra promessa.Bello però il verbo che va insieme alla promessa, mantenere, che è un tenere per mano. Le mie sono occupate da quaderno a penna.
Mi invitano alle tende per l’uguaglianza dovuta allo straniero. M’invitano tra loro fino a dovere dire molti no. Scegliessi un dove e un come di nascita, ribadirei gli stessi: al Sinai da straniero. Non devo appartenere, sto con i tredicesimi, estranei alla dozzina convocata. Mio titolo di viaggio è seguire in disparte. Circa le dieci volte scritte con il punto e a capo, ammetto trasgressioni, non quella di sollevare il nome della divinità. Evito di rivolgermi.
So di aver attraversato un mare rosso in corteo di ranghi serrati, così avanzava il 1900. So di aver esultato, meno, però insieme. Da qualche parte mi dovrò fermare, vederli proseguire senza me. Mi consola che non si accorgeranno. Rimango volentieri nel deserto, il posto più capace di ricoprire un corpo con il vento.
L’ebraismo è stato per me pista carovaniera di consonanti accompagnate sopra e sotto il rigo da uno svolazzamento di vocali. Tra un rigo e l’altro, nello spazio bianco, governa il vento. E’ la voce riunita di tutti quelli che hanno aggiunto in margine un commento. La scrittura ebraica finisce con: “vaiàal”, e salì. Invece io scendo qui.»
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 18 del mese 03 dell'anno 2011. 2 commenti — .
La barba cresce, mentre il mio pargolo prende forma. Aspettiamo con ansia il nono mese.
Brezsny mi regala un’altra delle sue chicche: “Quello che la verità può distruggere va distrutto” (P. C. Hodgell). E avanti così, perché la vera crescita non è un accumulo né un accrescimento, ma un disfarsi quotidiano del superfluo. Come una statua che viene fuori da un blocco di marmo.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 10 del mese 09 dell'anno 2009. Un commento — .
Immagina una montagna… Dalla sua cima la vista è meravigliosa. Vorresti esserci, ma la vetta sembra così lontana che perdi la speranza di raggiungerla. Rinunci dicendo: "Non ci arriverò mai". La verità è che i passi di coloro che hanno raggiunto la cima non erano più lunghi dei tuoi. Ma hanno solo continuato a mettere un piede davanti l’altro. Non sono i miracoli a fare accadere l’impossibile, ma la perseveranza. E’ così che l’acqua consuma la pietra.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 5 del mese 12 dell'anno 2008. Nessun commento — .
E’ il giorno ideale per rispolverare una delle mie poesie preferite:
"L’incenso si strugge per dissolversi in profumo, Il profumo per aderire all’incenso. La melodia cerca di incatenarsi nel ritmo, Il ritmo torna fluendo nella melodia. L’idea cerca il suo corpo nella forma, La forma cerca la sua libertà nell’idea. L’infinito cerca il tocco del finito, Il finito la sua liberazione nell’infinito. Quale dramma è questo tra creazione e distruzione, Questa perenne vicenda tra idea e forma? La servitù lotta per raggiungere la libertà, E la libertà cerca riposo nella servitù".
Tagore
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 17 del mese 10 dell'anno 2007. Nessun commento — .
"Si può provare molta paura, paura giustificata. C’é gente che muore di fame in America. Le mie traversie economiche non sono circoscritte agli anni cinquanta: a metà degli anni settanta ancora non riuscivo a pagare l’affitto e non potevo permettermi di portare Christopher dal dottore, né di possedere un auto o il telefono. Nel mese in cui Christopher e sua madre mi lasciarono, guadagnai 9 dollari, e in fondo da allora sono passati solo 3 anni. [...] Nel 1971 dovevo letteralmente andare a pietire il cibo dagli amici. Badate bene: non cerco simpatia. Voglio solo dirvi che le vostre crisi, le vostre traversie – ammesso che vi troviate a viverne – non dureranno all’infinito, e voglio che sappiate che potete farcela grazie al vostro coraggio, al vostro spirito e al puro impulso vitale. Ho visto ragazze di strada totalmente prive di istruzione sopravvivere a orrori indescrivibili. Ho visto i volti di uomini con il cervello bruciato dalle droghe, benché ancora abbastanza lucidi da rendersi conto della situazione; ho osservato i loro goffi tentativi di resistenza contro ciò cui è impossibile resistere. [...] Kabir, un poeta sufi del quindicesimo secolo, ha scritto: "se una cosa non l’hai vissuta, non è vera". Dunque viviamo, ossia percorriamo la strada fino in fondo! Soltanto allora potremo capire e non lungo la strada" (Corsivo mio).
“Un maestro di strategia è qualcuno che ha imparato tutte le tecniche alla perfezione e le ha completamente abbandonate. Egli agisce sempre in uno stato mentale spontaneo. Lo stesso principio deve essere applicato ad ogni altro ambito della vita. Se uno stratega è ossessionato dal pensiero di esibire le arti marziali, ha la malattia delle arti marziali. Se un arciere è dominato dal pensiero di scagliare la freccia, ha la malattia del tiro con l’arco. Si possono controllare liberamente la spada o l’arco e la freccia, solo con il proprio stato mentale ordinario. La mente spontanea è importantissima. Se, quando cerchi di parlare in pubblico, non sei in questo stato mentale, la tua voce tremerà”
Molti mi chiedono cosa significa Mushin. Oggi ho trovato un’ottima spiegazione in questi passi che ho riportato. Confermano, ancora una volta, che nel tempismo della vita non c’é nulla di casuale. Il brano sopra, già sintetico ma completo, si riassume nella massima: “Odi il suono del vento e dell’acqua”. Questo è mushin.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 5 del mese 05 dell'anno 2007. Nessun commento — .
"Il giurista che ha assunto a proprio simbolo la bilancia del diritto e
insieme anche la spada della giustizia, si serve perloppiù della spada
non solo per tenere lontano dalla giustizia ogni influenza estranea, ma
anche, se uno dei piatti della bilancia non vuole abbassarsi, per
aggiungere il peso della spada. A ciò il giurista, che non è ad un
tempo filosofo (anche per quel che riguarda la moralità), è
massimamente tentato, essendo suo compito esclusivo di applicare le
leggi vigenti e non di cercare se esse abbiano bisogno di essere
migliorate. Egli considera la sua funzione (che nel fatto è di grado
inferiore) come superiore solo perché si accompagna con la forza".
Immanuel Kant – Per la Pace Perpetua.
Che dire… io e Immy la pensiamo allo stesso modo…
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 20 del mese 03 dell'anno 2007. Nessun commento — .
"Nella nostra storia sacra gli angeli hanno un normale corpo umano, non li distingui. Si sa che sono loro quando se ne vanno. Lasciano un dono e pure una mancanza".
Erri De Luca – In Nome Della Madre
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 8 del mese 03 dell'anno 2007. Nessun commento — .