Questo è il primo caso di post su titolo forzato. Nel senso che sono obbligato a scrivere un post con questo titolo, per riabilitare una cosa che in allegria si diceva qualche sera fa. Quindi in sé questo post è una minchiata e la sua lettura può essere interrotta seduta stante senza motivo di rammarico.
Ora il tutto nasce dalla considerazione (che so essere abbastanza condivisa) che il sottoscritto scriva – per l’appunto – di minchiate. O quantomeno di cose patetiche tendenti al non senso (o alla masturbazione stilistica, se preferite). In effetti do spesso l’impressione di prendermi sul serio. Ma non temete: è appunto solo un’impressione (e forse in realtà dovreste per questo motivo temere). Le poche persone che mi conoscono da vicino sanno… che cosa? Dovrebbero essere loro a dirlo, ma suppongo di poter sostenere che dovrebbero sapere che non mi prendo affatto sul serio. Ma non sono neppure schiavo dell’opposto, cioé di quel dover sempre evitare di prendere posizioni nette, perché fa figo essere possibilisti. Quindi in sostanza: non mi prendo sul serio e proprio per questo mi butto con convinzione sulle cose (laddove mi riesce di averla la convinzione).
Ecco. Ho assolto ai miei doveri. E giusto per non smentirmi direi che: ‘il saggio ha una giada nascosta nel petto’. Che è la sintesi di tutto questo post. Non nel senso che è una frase senza senso, ma nel senso che riassume tutto quello che ho detto. In fondo le alternative sono sempre le solite due: o io dico minchiate, o tu non arrivi a capire quello che dico. Chissà
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 23 del mese 12 dell'anno 2010. Nessun commento — .
Le pubblicità ben fatte mi fanno impazzire. Secondo me questa è il top. Un grazie a Nicola per avermelo fatto conoscere. E a neon per avermi dato un nuovo link (quello vecchio era stato cancellato).
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 26 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .
La storia che segue è la migliore spiegazione del perché secondo me è da folli riempire una tesi di laurea di citazioni di altri studi/autori, finendo per attribuire importanza alla tesi solo in funzione degli autori che cita piuttosto che dei risultati a cui perviene (e del modo in cui riesce a pervenirvi).
Un giorno che il duca Huan era intento a leggere nel punto più alto della scala, il carradore Bian stava rifinendo una ruota nel punto più basso. Deponendo mazzuolo e scalpello, Bian salì dal duca e gli rivolse questa domanda: "Posso chiedervi che cosa state leggendo?". Il duca rispose: "Leggo le parole dei saggi". "Ma questi saggi sono in vita?", "No sono morti da lungo tempo". "Dunque" – concluse il carradore – "quello che leggete non è altro che la feccia degli antichi". "Come osa un carradore discutere di quello che leggo?" – proruppe il duca – "Ti concedo di giustificarti se puoi, altrimenti sarai messo a morte". Il carradore Bian allora disse: "Il vostro servo vede le cose a partire dalla sua umile esperienza. Quando si intaglia una ruota un colpo troppo debole non avrebbe presa, e un colpo troppo forte scivolerebbe sul legno. Né troppo piano, né troppo forte: ho il colpo nella mano e la reazione nel mio spirito. V’è in questo un’abilità che non si può esprimere a parole. Non ho saputo insegnarla a mio figlio che non ha potuto apprenderla da me e così a sessant’anni eccomi ancora qui a fabbricare ruote. Gli antichi hanno portato con sé nella morte tutto ciò che non hanno potuto trasmettere, e così dunque quello che state leggendo non è che la feccia degli antichi".
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 15 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .
Ci pensavo ieri e ho rilanciato stasera chiaccherando con Neon.
Di seguito vi propongo il primo manuale di Figure Merdopolitane, ovvero figure di merda a cui ci espongono una serie di complessi della società metropolitana.
1. "Buongiorno" alle 19.00. In effetti quando eri uscito di casa per andare al lavoro era mattina e si usava il buongiorno. Hai buongiornato per tutto il tempo senza accorgerti che il sole non c’é più o meglio che è passato il fatidico e convenzionale limes del mezzogiorno, per cui si passa a buonasera (lo so, se vivi in Sicilia buonasera lo usi quando il sole non c’é e usi direttamente buonanotte).
2. Ci incrociamo ma non ci salutiamo. Fissiamo entrambi un punto indefinito ad una distanza infinita proprio oltre l’altro. Mi dispiace ma in quel nanosecondo in cui rischiamo di incrociare gli sguardi io sono assorto nella rivisitazione della Teoria della Relatività. Passa un’altra volta o prenditi la responsabilità di svegliarmi dalla trance se proprio ci tieni.
3. So chi sei, cosa fai e chi frequenti ma non siamo intimi. Ti saluto o non ti saluto? In alternativa al punto 2 c’é il classico "ciao, ci conosciamo ma non mi ricordo bene in che circostanza…". Bugia battuta solo da Adamo ("mela? Quale mela? Io uso Windows, giuro!").
4. No ieri non sono uscito perché avevo mal di testa (ma ti sei dimenticato che il tuo blog segnala il life stream tuo e dei tuoi contatti e il tuo amico X ha messo su flickr le foto della vostra serata a bagordi).
5. Rifiutare di prendere qualcosa da bere/mangiare adducendo scuse generiche, accompagnare l’amico/a a prendere da bere/mangiare accettando però prontamente quando l’altro offre (per educazione) prima di addentare/bere quello che si è comprato.
6. Non avere idea di come far arrivare un forestiero a destinazione, ma dare comunque informazioni fasulle per non fare brutta figura.
7. Dilungarsi in prese per il culo di qualcosa/qualcuno in compagnia di persone appena conosciute (ad esempio sfottendo il vegetarianesimo), per fare il brillante. Salvo poi scoprire che quelle persone sono direttamente collegate con la presa in giro (ad esempio sono tutte vegane).
8. Soffermarsi a lungo sulla propria vita lavorativa vantandosi dei propri successi e dipingendosi come un grande capo. Salvo poi dover fare alla romana per il caffé perché in realtà vivi di Google Adsense.
9. L’amico/a di sempre che accumula ritardi su ritardi ad ogni singolo appuntamento e che, per spingerti a compassione o per evitare i tuoi insulti causa interminabili ore di attesa, ti dice sempre la stessa frase: "Scusa, ma lo sai, il traffico…" (nel caso l’amico/a non sia single esiste anche la variante: "Non è colpa mia, è stato/a lui/lei a farmi aspettare un sacco sotto casa sua!") [by Soleluna]
Integrazioni sono benvenute.
Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 27 del mese 08 dell'anno 2008. Nessun commento — .