Auguri.
A te che odi il Capodanno.
Ti auguro di trovare il grande significato nascosto dietro l’apparenza di un momento come tanti altri, assedio di calici ebbri di voglia d’oblio, di sorrisi forzati, di chiacchiere noiose. Un significato che abbiamo festeggiamo da millenni in ogni cultura cui l’uomo abbia dato forma. Un significato pagano che in quanto tale è stato bandito, censurato e infine dimenticato, quando il dolore prolungato di lotte ideologiche è stato sostituito dall’apatia stanca e infine dalla dimenticanza.
A quel significato io alzo il calice. Il tempo. L’ultima divinità. La prima. Capodanno, come i suoi parenti stretti di Halloween e Sol Invictus celebra il mistero del tempo che muore e rinasce incessantemente. L’eterno ritorno. Da Osiride a Gesù.
All’eterno ritorno che nella sua costanza si fa sempre nuovo. Che è eterno nel suo morire ogni momento.
Mentre attendo persone care per questa celebrazione sacra, disegno tre propositi per il 2012 e saluto il 2011 con due prime volte della mia vita: la prima è che saluto il vecchio senza avere da rimproverargli nulla. La seconda è che attendo il nuovo senza chiedergli nulla che abbia a che fare con l’amore.
Il 2011 è stato davvero un anno primo.
Infine un ultimo pensiero vola a te, che un giorno forse poserai gli occhi sul lavoro di queste dita sempre meno salde nell’afferrare verità e sentenze. Che mai il tempo mi tenga così occupato dal sottrarmi allo stupore quotidiano del tuo miracolo. Che il tempo possa esserti amico e non celarti al cuore la sua più grande abilità: mutare le più grandi dannazioni in inimmaginabili benedizioni.
Auguri.
Quanti gradini ha il sagrato della chiesa si San Nicolò in Piazza Dante?
Stanotte ero sdraiato su quei gradini. Come centinaia di altre volte. Amo quella piazza, soprattutto di notte.
Non mi ero mai posto il problema di quanti gradini avesse il sagrato. C’ero sdraiato sopra. Li ho contati. Sono 7. Sembra un dettaglio inutile, ma mi ha fatto pensare che non saprei dire quanti sportelli ha la mia cucina. Né quanti passi ci sono fra il bagno e il letto. E mi ha fatto venire in mente che la cosa funziona così anche con le persone. Ne tieni accanto alcune e per te sono il massimo. Sono la tua quotidianità e le ami sinceramente. Ma le hai mai guardate per quello che sono? Le conosci davvero? Ti sei mai sforzato di osservarne i dettagli? Hai mai avuto fame davvero di approfondirne ogni angolo?
In fondo piazza Dante è più di un insieme di dettagli. Vero. Ma è anche quell’insieme di dettagli. Al punto che se ogni giorno ne cambiasse uno, insignificante, alla volta, in capo ad una settimana sarebbe un posto diverso. Migliore o peggiore, ma diverso. Come le persone che amiamo. Non prestiamo attenzione ai piccoli dettagli che cambiano ed improvvisamente nel complesso scopri che è cambiato qualcosa.
E’ da paranoici fissarsi sui dettagli. Anche perché corri il rischio di perdere il quadro d’insieme. Ma la verità sta nel mezzo: fra il dettaglio e l’insieme. E l’unico modo per coglierla è essere curiosi. Fottutamente curiosi.
Chiudo il 2010 augurandomi un 2011 di affamata curiosità, esercitata in direzione immersiva. Non voglio nuove cose. Voglio solo entrare più a fondo in quelle che ho già.
Buon 2011. Forse finirete ad una festa come tante, dove sembra che la gente sia costretta a divertirsi per legge. E a farlo bevendo fino a vomitare. Forse lo passerete in coppia con chi amate, o da soli a dormire. In tutti questi casi vi auguro di vedere la perfetta bellezza del tempo che scorre e mai s’arresta. E di comprendere quello che ci sussurra: il peccato non è fare cose di cui un giorno forse ci pentiremo. E neppure festeggiare in modo preconfezionato. L’unico peccato è stare fermi. A bordo pista, a guardare gli altri. Il mio sintetico augurio per il 2011 è: fate quello che volete, ma fate.
Tanti auguri di buon anno.
Inizio dalla parte scontata perché è più semplice.
In realtà questo post doveva essere nell’idea originaria il titolo di coda del mio 2009, una summa poco teologia e molto pratica come se ne dovrebbero fare in questo momento così magico che è Capodanno. Magico come l’istante in cui l’inspirazione diventa espirazione ed il miracolo del respiro si ripete.
Il mio bilancio mi soddisfa. Ho vissuto pienamente alti e bassi, e come un surfista sulle sue onde, me la sono giocata e mi sono divertito, fra cadute ed onde memorabili.
Esattamente un anno fa, ad inizio 2009 stavo seduto ad immaginare l’anno appena vissuto. Mi vedevo intento a coltivare e far crescere il mio albero, così voluto, così pianificato. Ed ecco che questo brucia, contro ogni mia volontà, in beffa ad ogni sforzo.
Dalle sue ceneri, concimate con le lacrime del mio dolore è venuto fuori un piccolo bosco.
Ogni albero nuovo e inaspettato sono le persone che ho incontrato o ritrovato in questo anno. Scarto l’idea di una lista perché sarebbe davvero lunga. Un anno incredibile, proprio perché nulla è andato come mi aspettavo. Un anno pieno di affetto ed emozioni solide in mezzo a tanta precarietà. Un anno che mi ha fatto scoprire l’importanza delle persone, delle relazioni incondizionate, delle passioni autentiche.
Abbozzando la lista mi sono stupito di quante persone avrei da ringraziare, di quante persone hanno condiviso con me piccole gioie e momenti difficili. Nel buio delle difficoltà spesso ci lamentiamo di non avere la luna in cielo a fare chiaro, ma è quando la luna si nasconde che il cielo si accende di luce autentica.
Ho avuto un 2009 felice ma non facile e apparecchio la tavola di questo 2010 con ancora tanto appetito.
Grazie ad ognuno di voi che ha fatto parte del mio 2009, grazie a tutti quelli di voi che ci vorranno essere anche in questo 2010.