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26 e 2010

Come i più fedeli compagni di strada sanno, a fine anno mi piace sempre fare un bilancio. Come sempre dico in queste occasioni il Capodanno è per me un momento sacro proprio perché scandisce (e sancisce) lo scorrere del tempo. In effetti il mio bilancio di un anno convenzionale si sovrappone a quello di un anno personale, dato che il mio compleanno è molto vicino al 31 Dicembre.

Ordunque, così come ho fatto nel 2006, nel 2007, nel 2008 e nel 2009, anche per il 2010 mi faccio due conti.

Mentre scrivo sono a Genova, città che ho scelto per riassaporare i ricordi di quest’anno che si appresta a spirare. Il bilancio del 2010 è per me molto importante, perché sembra chiudere dei cicli aperti più di un anno fa.

Andiamo con ordine.

Se sei positivo succedono cose positive. Ho lasciato il buon 2009 pieno di speranze sul 2010. Il 2010 è stato molto impegnativo, ma a conti fatti mi ha regalato molto più di quanto avessi desiderato. Ho 26 anni oggi, un lavoro che mi piace e l’affetto di persone meravigliose.

Tutto parla. L’Universo ti parla con le piccole cose. Ma non deve implicare essere paranoici. In un periodo pieno di affetti mordi e fuggi, in un giorno in cui non avevo per nulla voglia di uscire, ho incontrato per la prima una persona che non mi aveva fatto granché impressione. Che è arrivata in ritardo. E un piccione mi ha pure cagato sulla spalla. Se avessi dato seguito ai piccoli segnali del cosmo, mi sarei perso uno dei periodi più importanti della mia vita.

Essere arditi paga. Seneca diceva che la fortuna non esiste, è solo talento che incontra un’occasione. Ho imparato che essere arditi e sfacciati ti fa fare figure di merda otto volte su dieci. Ma con le due volte che riesci, crei occasioni che ti portano lontano. E ti ripagano ampiamente degli otto fallimenti.

Ho imparato che sono ancora acerbo perché sono una testa calda. Qualcuno mi ha insegnato che nella vita non conta solo avere ragione. Ma anche il modo in cui la rivendichi, la tua ragione. E alla fine se sei convinto delle tue cose non serve urlare: puoi ottenere ciò che vuoi più facilmente in silenzio. Non è il riconoscimento della ragione l’importante, ma ottenere il risultato. Ho cercato di applicare questa cosa negli affetti con risultati disastrosi. Ma sono fiducioso. I primi tentativi sono sempre quelli più scoraggianti.

Anche se litighi furiosamente finché sei autentico e hai una ragione per fare quello che fai, stai creando valore. Sono felice di avere nella mia vita due persone con cui mi sono scontrato duramente. Mi hanno insegnato che ci sono casi in cui vale la pena fermarsi un attimo ad ascoltare anche le ragioni altrui. E trovare un compromesso, mettendo da parte l’orgoglio ferito e la ragione. Perché esistono cose che valgono di più del dimostrare di avere ragione.

Infine ho scoperto di aver sbagliato tutto dall’inizio. Prima vivevo per elemosinare l’approvazione e l’affetto degli altri. Poi ho smesso e credevo di avere acquisito autenticità. Invece vivevo solo per soddisfare l’idea che avevo di come sarei dovuto/voluto essere. Perché non sapevo neppure lontanamente che cosa implicassero alcune parole come autenticità e condivisione. Senza la prima è impossibile la seconda. Ero genuinamente convinto di conoscere la seconda e invece mi sbagliavo. Di colpo l’errore ti diventa palese quando incontri la versione autentica della condivisione. Quella in cui riesci ad essere te stesso. Di più: riesci a trovare compimento di te stesso. Lo scopri per merito di una persona che ti fa da specchio.

L’ultimo insegnamento di questo 2010 è stato che puoi innamorarti di una bellissima rappresentazione teatrale. Quando amaramente scopri che non è realtà ma solo una rappresentazione fedele, capisci che per quanto ci sia differenza fra i personaggi e gli attori, comunque agli attori va il merito di averti fatto amare il personaggio. E di averti fatto scoprire attraverso una rappresentazione, quanto tu possa apprezzare e desiderare realtà che non conoscevi. E che non volevi conoscere. Tornando allo specchio: forse è incrinato. O sembrava avesse una cornice di legno antico e invece è plastica cinese. Magari non è neppure argento quello che hanno usato. Ma non importa. Perché il punto è ciò che riflette.

Concludendo, posso dire che nel 2010 ho scoperto che esistono le bugie, ma che non sono troppo pericolose. Poi esistono anche le bugie che diventano verità perché ce ne convinciamo. O perché le abbiamo prese in prestito da idee/convinzioni altrui che non ci appartengono perché non le abbiamo davvero vissute e fatte nostre. Su queste bugie pericolose edifichiamo castelli che poi sono destinati a franare. Ma il danno sta nel perseverare a ricostruire senza scavare a fondo nuove fondamenta. Quando scavi, qualcosa di buono salta sempre fuori. Perché queste bugie pericolose sono spesso omissioni. Sono silenzi che vorrebbero coprire cose che prima o poi deflagrano, costringendoci a guardarci dentro dove mai vorremmo posare lo sguardo.

Nel 2010 ho imparato ad accettare la sfida di mettermi davvero in gioco senza paura di perdere me stesso vivendo cose che possono cambiarmi anche radicalmente. Prima, senza questa disponibilità, mi riempivo la bocca di parole come condivisione, amore e crescita senza sapere di che stavo parlando, come chi corre per chilometri ogni giorno ma sempre nella stessa una pista circolare: fai tanta strada senza scoprire nulla di nuovo. Il vantaggio è che poi quando ti mettono su strada sei allenato, e quindi impari in fretta.

Non chiuderò il consueto bilancio con un grazie. Ho ottenuto cose bellissime quest’anno. Ma ho pagato tutto fino all’ultimo centesimo. Mi sento come chi in una notte è entrato al casinò con 10 euro, ha vinto 100 miliardi per poi riperderli tutti terminando la serata con nulla. Ho perso solo 10 euro in fondo, ma mi sono divertito parecchio.

Ripartiamo da qui per il 2011.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 6 del mese 12 dell'anno 2010. Un commento — .

25

25 anni

Ieri è stata la milestone del quarto di secolo trascorso in mia compagnia quasi ininterrottamente, togliendo il sonno e i comi etilici.

Chi mi conosce sa che le vere due feste dell’anno per me sono Ferragosto e Capodanno, quest’ultima perché è un momento magico in cui però sei sempre naturalmente spinto a fare un bilancio. Anche il compleanno ti costringe in qualche modo a fermarti a pensare, a percepire il tempo che passa, e a contare i cerchi attorno al cuore e alla mente che sono strati di te sovrapposti.

Il mio personale bilancio di quest’anno lo trovo sorprendente: ho imparato tantissimo.

Ho imparato che amare non è solo una questione di trasporto o di sentimento, pur essendo questi due elementi preponderanti. Ho imparato a mettermi in discussione sul serio, a desiderare fortemente, a soffrire in modo costruttivo. Ho imparato a prendermi meno sul serio senza diventare superficiale.

Sono riuscito a migliorarmi nel rotolamento: la vita è una cosa incredibilmente densa e pesante, ma se la fai rotolare su sé stessa puoi muoverla agevolmente come fosse leggera, anche se resta pesante. In questo moto e non nella meta, sta il senso delle cose.

Ho sfidato me stesso e ho scoperto che la sfida positiva non è quella che vinci, ma quella che intraprendi con l’entusiasmo giusto che fa di ogni difficoltà un’avventura e di ogni fatica una parte importante del gioco.

Ho imparato il valore dell’affetto e della famiglia, del vivere i momenti senza l’ossessione di volerli catturare. Ho imparato che c’é più rispetto dell’altro nel dire no con convinzione, anziché un si dubbioso. Ho imparato a volere bene incondizionatamente, perché l’amore è eretico.

Ho infine avuto il privilegio di trovare sulla mia strada vecchi e nuovi amici che non avrei neppure il tempo di nominare tutti, ma che sanno di illuminare le mie giornate come le stelle illuminano la notte, che mi fanno ricco. Da loro ho imparato che la vita è solo un sogno che come ogni sogno è possibile riempirla di quello che vogliamo, e spesso scegliamo di vivere le nostre paure.

Ogni seme che muore è una pianta che nasce, crescere è un diminuire e perdere, non un accumulare.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 7 del mese 12 dell'anno 2009. 7 commenti — .

Un Cerchio In Più

Un cerchio in più. La cosa che mi piace degli avvenimenti periodici, è che ti costringono in qualche modo a fare bilanci. Ti riportano la mente indietro e per un attimo ti consentono di avere una visione di insieme. Un cerchio in più. Qualcosa che si aggiunge a quello che già sei, un anno che si aggiunge a quelli già vissuti. Un anno che in sé ha una valenza, ma che nel momento in cui si scioglie nell’oceano di quelli già vissuti, ne può assumere un  altra.

In questo anno che è passato ho imparato molto. Ho imparato che il rancore verso le persone che ci lasciano o ci feriscono, è solo tempo perso. Ho imparato che l’affetto, come tutto in questo universo, si evolve. Ho perso persone per poi ritrovarle. Ho ritrovato persone che credevo perdute per sempre. Ho avuto conferma di quanto siano importanti alcune di quelle che mi sono rimaste sempre accanto in tutti questi anni. Ho trovato sulla mia strada regali inattesi e persone molto speciali.

Mi sento fortunato.

E felice.

Grazie a tutti, ma proprio a tutti. I momenti come questo mi scalderanno quando farà freddo. In qualche modo, siete tutti parte di me.

Ed in particolare qualcuno in grado di farmi sorridere il cuore, anche se da lontano.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 7 del mese 12 dell'anno 2007. Nessun commento — .