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2 Novembre

Ci sono date importanti, anniversari. Il loro scopo è ricordare cosa è stato, cosa non era e cosa adesso è. Trovo che sia utile avere dei riferimenti, perché è come quando da bambino venivi misurato in altezza con dei frettolosi segni sul muro: ritornandoci a distanza di tempo potevi restare stupito di un miracolo del quale non ti eri accorto: il tuo cambiamento.

Ci vediamo cambiare ogni giorno a piccole dosi, ed è difficile avere la percezione di quanto si cambi. Di come certe cose che diamo per scontate nella nostra quotidianità siano in realtà nate, rimpiazzando altre che sono morte. Le date che ricordano servono a questo: a farti rendere conto che certe cose sono cresciute con te, piano piano, fino a diventare importanti. E che altre stanno alla finestra.

Oggi è una di queste date importanti, perché esattamente un anno fa ero a Milano. Per la prima volta. E sorrido dentro di me per cose che ricorderò per sempre.

Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 2 del mese 11 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Quelle cose che sembrano una cosa e invece sono un’altra

434003402 6cc3f280c8 Quelle cose che sembrano una cosa e invece sono unaltra

Img (cc-by): febs

Tesi finita. O almeno la bozza. Un lavoro ingrato, perché ormai la testa è altrove e tutto quello che mi resta da fare diventa come quando mangi qualcosa che all’inizio ti piaceva, ma che adesso ti nausea, in ragione di quanta ne hai ingurgitata.

Sono le 05.46, a quest’ora esattamente un anno fa ero pure sveglio, ed inconsapevolmente pensavo a qualcosa che doveva essere solo una delle tante serate piacevoli e invece mi ha cambiato completamente prospettiva. La cosa che mi diverte è pensare che tutto quello che di bello ho avuto finora dalla vita sia stato frutto della frustrazione dei miei desideri/progetti: ho avuto cose che non avrei neppure sognato, piovutemi addosso mentre cercavo di ottenere altro.

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Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 29 del mese 09 dell'anno 2008. Nessun commento — .

Anniversario

Fra meno di una settimana due persone che conosco – i miei genitori – saranno in chiesa a ricordare l’inizio di una storia che mi riguarda da vicino, cominciata 25 anni fa e tutt’ora in corso. Mi sembra già di vedere quel noioso pomeriggio fatto di un tale vestito di bianco che parlerà per mezz’ora (spero non di più), delle gioie e virtù del matrimonio, lui che una donna non l’ha mai sposata.

Sono già certo che quel pomeriggio verranno scomodati Dio, i sacramenti, lo spirito santo. E so già che io dal mio banchetto coglierò con difficoltà il nesso con la realtà. Una realtà che conosco, fatta di due esseri umani come gli altri, che hanno tirato avanti giorno dopo giorno fra litigi e abbracci, pianti e risate, offese e ripensamenti, baratri guardati dal ciglio e porte sbattute in faccia. Il punto è che scomodare Dio come motivo di durata di una simile unione mi sembra – come minimo – riduttivo. 25 anni non sono passati perché qualcuno da lassù ha pisciato una benedizione, ma perché qualcuno quaggiù ha sudato l’anima ma non ha mollato.

Non so cosa li ha spinti a non mollare, ma so che sono stati loro e solo loro ad andare avanti, per scelta. E quel giorno, davanti allo stesso altare, davanti a nuovi sguardi, la domanda che avranno da farsi non sarà se è valsa la pena di aver condiviso 25 anni, ma se varrà la pena di passarne altri 25 assieme.

Le domande se le faranno loro e la risposta le troveranno, come hanno sempre fatto insieme. Io posso solo essergli grato per quello che mi hanno dato. E godermi lo spettacolo di due persone che chiaramente hanno capito qualcosa a cui io non sono ancora arrivato.

Io che mi sento così patetico solo per aver pensato per un attimo che avrei trovato qualcosa di meno freddo ed infastidito dietro quella porta…


Le mie dita hanno dato corpo a questo pensiero il giorno 14 del mese 09 dell'anno 2007. Nessun commento — .